Rocío Molina, Vuelta a uno, ph. Paco Lobato
È tutto nel rapporto che si crea tra i due artisti: la ballerina di flamenco e coreografa Rocío Molina, vera forza della natura, autentica outsider della danza, e il virtuoso chitarrista Yerai Cortés. La coppia ha letteralmente entusiasmato il pubblico del Teatro della Pergola di Firenze dove è andato in scena, per il Festival Fabbrica Europa diretto da Maurizia Settembri, lo spettacolo Vuelta a uno.
Non ci troviamo davanti ad uno spettacolo solo di flamenco, perché pensare Molina solo come ballerina non è esaustivo del suo talento. La bailaora spagnola è artista iconoclasta per quella sua caratteristica di rompere con la tradizione del flamenco e, rispettandone l’essenza senza sacrificarne la purezza, ritornarvi rinnovandola. Conosciamo altri innovatori, seppur con altra cifra, come Israel Galvàn, Andrès Marin o Maria Pagès; ma lei contiene ben altro immaginario pop e musicale che unisce e attinge a diverse discipline, le contamina, le destruttura. Sperimentando, spinge i suoi confini nella contemporaneità della danza e del teatro.
Virtuosismo tecnico e ricerca nascono da una libertà creativa audace, rischiosa, radicale, da un pensiero in movimento mosso da improvvisazioni ed esplorazioni del corpo e della mente. Lo si era visto alla Biennale Danza di Venezia nel 2022 (in quella edizione era stata insignita del Leone d’argento) con lo spettacolo Carnación, in cui ingaggiava una sorta di battaglia fra il suo corpo vulcanico e cinque musicisti dal vivo. Nello spettacolo Vuelta a uno, basta un solo musicista, il chitarrista Cortés, per innescare un nuovo, diverso, corpo a corpo giocato tra tradizione e modernità, con una danza intrisa di euforia, riflessione e ironia.
Alterna passi di concitato taconeo e di vibranti braccia, a pause e soste dialoganti col partner, a momenti di eccitazione, di divertimento, di trasporto emotivo, di controllata tensione poi liberata. Il suo corpo vibra al suono delle corde della chitarra, si fa prolungamento di esso. Camminando sulle diverse panche rosa disposte sulla scena, scivolandovi sopra, battendovi i piedi, improvvisa movimenti e posture sbilenche, compulsive, sensuali, mentre l’imponente apparato illuminotecnico sembra seguirla e accompagnare il suo respiro ansimante, a tratti la voce urlante, o accenni di canto. Ironizza masticando chewing-gum, scartando caramelle, spargendo a terra una lunga striscia di zucchero da un sacchetto di carta; spiazza e improvvisa davanti ad un microfono sospeso amplificando rumori con la sua bocca.
Poi scompare per pochi momenti lasciando spazio solo alla musica, per ricomparire con un cambio d’abito – smessi i pantaloni veste una gonna luccicante -, e lanciarsi in un’ultima frenetica sequenza coi ventagli in mano, prima esibiti in un gioco di mani, infine sbrindellati a colpi battenti sulle sbarre e sui tavoli. Un trionfo.
Pamela Diamante trasforma i dispositivi di potere in strumenti di riscatto sociale: ne parliamo con l’artista pugliese in questa intervista,…
Selvatica 2026 riunisce a Biella artisti e ricercatori per un confronto sul tema del dialogo tra arte e natura: in…
Gli scavi a Porta Stabia riportano alla luce due vittime dell’eruzione del 79 dC: una ricostruzione con l'IA apre nuove…
Aperitivo con gli artisti: lo Studio Trisorio di Napoli avvia un nuovo ciclo di incontri informali, per favorire lo sviluppo…
L’opera di John Adams sul caso Achille Lauro va in scena al Maggio Musicale Fiorentino: The Death of Klinghoffer rimane…
Nei 19 metri quadrati dello spazio modenese Aleksandr Nuss propone un'indagine ontologica sulla percezione: l'immagine perde la sua funzione descrittiva…