Partiamo
subito da un tema su cui Exibart si interroga continuamente da sempre.
Il rapporto tra arte e design…
È un tema universale. La mostra Uguale e differente. Design e pittura
rispecchia proprio questo binomio. Sono stati esposti sia oggetti di design che
i quadri di mio fratello Ottorino per mettere l’accento su temi precisi e
attuali: la coesistenza di cose fatte a mano e cose fatte dall’industria. Fra
l’arte e il design ci deve essere la stessa interazione che c’è fra
l’artigianato e l’industria. Sebbene arte, artigianato e design siano
discipline dai confini ben delimitati, è solo nella loro combinazione che il
mondo si evolve. Come nella nostra realtà quotidiana l’unica soluzione è
l’integrazione fra le etnie, così nel mondo culturale occorre che ci sia
integrazione fra le arti.
In
questa doppia esposizione, composta dai suoi oggetti e dai quadri di suo fratello
gemello Ottorino, si ritrova la medesima sintesi del rapporto fra le arti?
Io e mio fratello Ottorino
abbiamo professioni differenti, lui è docente di chimica presso l’Università di
Venezia, ma ha sempre dipinto quindi, come me, ha costantemente coltivato
un’arte. Per questa ragione gli ho chiesto di fare una serie di tele che
includessero miei oggetti. Le nostre passioni non sono poi così diverse.
Lei si
occupa contemporaneamente sia di design che di artigianato. Com’è nata
l’esigenza di passare da una produzione seriale a una numerata?
Fra artigianato e industria c’è
uno stretto legame, perché il primo produce esemplari che sono la base per il
secondo. Nell’artigianato si usano paradossalmente tecnologie più avanzate e
l’artigiano si può permettere il lusso di sperimentare che l’industria non ha.
Se una grande industria sbaglia, causa un danno sociale; se sbaglia un
artigiano, no. Per salvaguardare l’innovazione si deve tutelare l’arte di saper
fare le cose senza la necessità di dover seguire mode. L’artigiano ha dunque
questo dovere di fare cose sbagliate per arrivare a cose giuste.
Immagino
che per questa ragione abbia dato vita a Produzione Privata…
Sì, Produzione Privata, nata nel
1990, è sempre stata un “saper fare” laterale non legata a una risposta a
richieste dei clienti, ma a un istinto. Ho creato questa casa di produzione per
sostenere l’artigianato e favorire la sperimentazione. Studio il progetto e
diversi artigiani di fiducia realizzano successivamente il prodotto. Essere
artigiano è una condizione mentale e l’artista è colui che meglio rispecchia
questa figura.
Fra
tutte le arti che pratica con passione, alla fine preferisce essere ricordato
come
architetto o designer?
L’architettura ha meno
potenzialità investigative del design, è un processo lungo e complicato. Mentre
un oggetto di design offre libertà di scelta, si può decidere se acquistarlo o
meno, l’architettura invece è una presenza inevitabile, un’imposizione. Come
elemento espressivo l’architettura è uno strumento più limitato. Per queste
ragioni continuo a preferire il design.
a cura
di valia barriello
*articolo pubblicato su
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[exibart]
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