Venezia come città in cui sviluppare un laboratorio della sostenibilità che allarghi il significato ecologico del termine, per coinvolgere anche gli aspetti sociali e culturali che la caratterizzano. Attraverso la decisa azione di rilancio dell’artigianato di qualità proposta da “Homo Faber“, mostra internazionale che si svolge a Venezia ed è arrivata alla sua seconda edizione, l’obiettivo sembra essere la spinta verso una visione che coniughi la bellezza del saper fare con la consapevolezza del territorio e la propensione ad immaginare il futuro. La città sull’acqua che da quest’anno è anche Capitale Mondiale della Sostenibilità deve accettare davvero questa sfida e costruire un modello di sviluppo alternativo a quello massificante visto negli ultimi anni.
Siamo nelle sale della Fondazione Giorgio Cini, un tempio della cultura veneziana, un luogo in cui lo scorrere frenetico della vita si placa per dare spazio a studio e riflessione. Un’isola nell’isola che è sempre stata sinonimo di eccellenza. Qui si è scelto di parlare di craft. Non l’arte contemporanea della Biennale, foriera di critiche, prese di posizione, mondanità, piuttosto una rigorosa scelta di manufatti prodotti da donne e uomini che hanno pazientemente dedicato la loro ricerca al fare. Una profondità che, scavando verso i valori del passato, in realtà si proietta con decisione verso la costruzione di una visione di futuro che implica relazioni con istituzioni formative, partnership con giovani artigiani provenienti da tutto il mondo, una particolare attenzione alle giovani generazioni. “Crafting a more human future£, il titolo di questa seconda edizione, fa riecheggiare appunto questa visione futuribile dell’artigianato di qualità.
Come viene modalizzato allora l’evento? Attraverso 15 mostre curate da 22 tra designer e curatori di fama internazionale, tutte disseminate per l’Isola di San Giorgio. Agli spazi fino a ora agibili se ne aggiungeranno altri resi solo di recente espositivi, come l’ex Istituto per le attività marinare Giorgio Cini e la Sala Messina, che si affiancheranno alla Biblioteca del Longhena e alla Piscina Gandini, che apriranno eccezionalmente le loro porte per l’occasione.
Tra pomeriggi allietati da cerimonie del tè e incontri esperienziali si snoderanno le numerose esposizioni incentrate quest’anno sulla presenza del Giappone, ospite d’onore proprio per la raffinatissima tradizione artigianale connaturata alla sua stessa cultura. Dal 10 aprile al primo maggio 2022, sarà quindi possibile fruire di tesori spesso inediti e di inestimabile valore, prodotti con materiali e tecniche unici al mondo. Tutto grazie alla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftmanship in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, la Fondazione Cologhi dei Mestieri d’Arte, la Japan Foundation e la Foundation Bettencourt Schuller. Curatore del progetto nel suo complesso, Alberto Cavalli. E come eco in città di quello che accade all’Isola di San Giorgio, un dedalo di attività artigiane che godono della selezione ufficiale di Homo Faber.
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