Euroluce 2023
Come fare in modo che un evento culturale non venga fagocitato dalla potenza di un evento come il Salone del Mobile alla Fiera di Milano? Come evitare uno scontro muscolare non richiesto e impossibile da vincere? Come rallentare il passo frenetico e stanco delle migliaia di visitatrici e visitatori di ogni parte del mondo che si assiepano tra i padiglioni, gli stand e le aree ristoro?
Ogni tentativo in questi anni era risultato per lo meno debole, se non disastroso, perché gli eventi pensati precedentemente finivano con l’entrare in una inutile, e perdente, competizione con gli stand e l’offerta delle aziende, che hanno ormai accumulato un’esperienza trentennale nell’attrarre l’attenzione di chi si muove in Fiera.
La scelta di questa nuova edizione di Euroluce e del Salone del Mobile è stata di segno opposto: un nuovo masterplan della circolazione e dei padiglioni immaginato da Lombardini 22 e un sistema diffuso e variabile di installazioni e micro spazi per la cultura del progetto che avessero un carattere facilmente riconoscibile. Il caso meglio riuscito è quello delle dodici “Costellazioni” curate da Beppe Finessi e allestite da Formafantasma, che stanno sempre più dimostrandosi progettisti di allestimenti eleganti e insieme asciutti nella loro chiara elementarità. Dodici moduli giocati quasi sempre per inserti di tre mezze curve intrecciate tra di loro per ospitare altrettanti autori e autrici, giocate con altezze variabili ma sempre modulari.
Stesso sistema applicato per alcuni interventi monografici come per quelli dedicati a Umberto Riva, Gae Aulenti e Guido Guidi, dove invece cambia la geometria dello spazio espositivo. La disposizione di queste stelle solitarie è sempre posta con una logica urbana, che consente allo sguardo d’individuare la prossima stazione, riconoscendone geometrie e materia di costruzione.
La grafica di LeftLoft completa la perfetta intelligibilità delle installazioni in cui la messa in mostra di singoli pezzi, fotografie e disegni originali rende queste pause nel rumore della Fiera un appuntamento che accarezza il cuore, la mente e gli occhi per la qualità della selezione delle autrici e autori che si muove con eguale intelligenza tra architettura, design e arte, abbattendo ogni inutile linguistico come è nel modo di pensare le mostre e le raccolte da parte di Beppe Finessi.
Questo piccolo sistema urbano di manufatti pubblici e generosi si completa con altri due progetti prossimi uno all’altro e sempre di mano Formafantasma: l’area per gli incontri pubblici ma, soprattutto, per il riposo con un tetto a schermi led che proietta colori e luci riposanti e ipnotici, e la libreria viaggiante Corraini che è una vera oasi per chi ama i libri di qualità. A corredo di questa importante costellazione troviamo altre mostre più tradizionali ma di consolidata qualità: una piccola, ma preziosa, monografica dedicata al lavoro di Hélène Binet a cura di Massimo Curzi, “Albe e luci di domani” a cura di Matteo Pirola, “Fiat bulb. La sindrome di Edison” a cura di Martina Sanzanello e “Interno notte” curata da Michele Calzavara.
Il sistema delle Costellazioni dovrebbe crescere ancora di più, moltiplicando temi e curatori, così da rafforzare un’identità in profonda metamorfosi come quella del Salone del Mobile, se non vogliamo che questa fondamentale esposizione commerciale venga inutilmente divorata da un Fuori Salone sempre più tentacolare e dispersivo.
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