Categorie: Design

Luce e materia: il LED apre le nuove frontiere del lighting design

di - 14 Maggio 2025

Un paio di decenni fa, al consolidamento del LED nella concezione degli apparecchi
luminosi, il modo del lighting design ne riconobbe subito il potenziale trasformativo,
specialmente per le sue peculiaritĂ  dimensionali. Per arrivare subito al punto cardine, la
sorgente stava sparendo a favore di una “materia” compressa, ridotta al minimo, in grado di essere assorbita da altri materiali e di diventare luce allo stato puro, peraltro ad alta efficienza.

Nocturne, design Konstantin Grcic, prod. Flos

Nel settore illuminotecnico si è delineato un trend minimalista che sembrava svuotare uno dei settori più affascinanti del design, come se l’introduzione dei LED equivalesse a un ritorno alla candela. Ed effettivamente, dopo generazioni di ampolle vitree, bianche o colorate, che hanno contraddistinto le diverse epoche, ecco apparire corpi luminosi filiformi. Mentre le nuove sorgenti hanno iniziato a sostituire proficuamente i tubi fluorescenti nel campo delle luci tecniche, nella sfera del decorativo si è affacciata un’estetica riduzionista o, in termini più incisivi, un vero e proprio depauperamento semantico.

Oltretutto, un altro fattore sembrava incombere sul destino delle lampade decorative: l’omologazione dei modelli. Eh sì, perché i cataloghi della maggior parte delle aziende produttrici sono stati invasi da elementi lineari e da sospensioni di forma anulare. Tutte, ovviamente, con una temperatura di colore glaciale.

Nell’arco di un secolo e mezzo, dall’invenzione della lampadina elettrica, l’identità degli
apparecchi luminosi si è giocata sulla tensione tra bulbo e involucro, dallo chandelier
classicheggiante al lampione celebrato da Giacomo Balla in un celebre dipinto del 1911. Quel mondo illuminotecnico, da un po’ di tempo, viene tenuto in vita grazie all’introduzione delle lampadine sì a LED, ma con la forma di quelle tradizionali, ciò che impedisce al settore di valorizzare, in modo definitivo e pervasivo, le reali risorse espressive della sorgente
puntiforme.

Levante, design Marco Spatti, prodotto per LUCEPLAN

Però gli sviluppi del lighting design hanno superato quell’approccio basato sulla
semplificazione delle forme. La settimana di Euroluce, la manifestazione milanese dedicata
all’ennesimo settore di eccellenza del Made in Italy all’interno del Salone del Mobile, ha
indicato degli sviluppi davvero interessanti e perfino entusiasmanti. Non solo le lampade
hanno riconquistato la personalitĂ  che avevano in passato, in termini di fisicitĂ , ma hanno
rivelato soluzioni costruttive evolute, dove il LED intrattiene con l’identità del corpo
luminoso un legame inscindibile.

Finalmente, il potenziale linguistico dei LED si afferma con grande decisione, tanto da incidere anche sugli aspetti tipologici degli apparecchi. Sia in Fiera che in giro per la città, nell’ambito degli eventi fuorisalone, abbiamo conosciuto una nuova generazione di lampade, vere e proprie sculture luminose per lo spazio interno. Per i nuovi modelli, tutti i marchi top del settore puntano sull’ “assorbimento” della sorgente da parte della materia che costituisce l’apparecchio.

Lo dimostra Leucos con Or, un’applique/plafoniera disegnata da Patrick Jouin, composta da due anelli metallici un po’ deformati che si intersecano illuminando la superficie con un effetto limpidamente grafico. Un risultato ancora più magico, poiché a sviluppo tridimensionale, è quello raggiunto dalle Lune d’Acqua, di Benedetta Tagliabue ed Ersilia Vaudo per Artemide, che riattualizzano l’estetica della Space Age. La luce viene irradiata dal cerchio più interno su una rete metallica a curvature contrapposte, così da evocare, con l’ausilio di ulteriori orbite d’acciaio, l’immagine del corpo celeste sospeso nella stanza o atterrato sul tavolo.

In ogni caso, la simbiosi privilegiata tra LED e supporto non può che instaurarsi con un
materiale ben preciso: il vetro, specie (e paradossalmente) in versione trasparente. Nonostante il rischio di visibilitĂ  delle sorgenti, esse scompaiono, annegate nella massa silicea, per apparire solo attraverso gli effetti ottici lungo gli orli e le piegature, oltre ai riflessi sulle superfici curve.

Insomma, la luce diventa materia geometrica, come accade nella Luce Sferica e nella Luce Cilindrica ideata da Ronan Bouroullec per Flos; giocata sull’idea della modularità, consiste in una sequenza di bolle vitree (o anche solo di cilindri attraversati dal “torsolo” in alluminio). Nel caso di Noctambule, a firma di Konstantin Grcic, quell’effetto è ancora più evidente, poiché sono proprio le linee luminose a disegnare la sagoma dei calici trasparenti e a rischiarare l’ambiente, secondo una fenomenologia del tutto analoga a quella di Aura, la sospensione di Snøhetta per Viabizzuno.

Aura, design Snøhetta, prodotto per Viabizzuno

La lampada, pur conservando un’immagine eterea, può apparire anche più “fisica”, come una luna scomposta, permeata da un morbido dégradé luminoso: ecco Levante, di cui LUCEPLAN ha appena lanciato la versione a stelo. Marco Spatti, ispiratosi ai ventali di carta giapponesi, ha potuto mantenere la lievità che permea tutta l’estetica dell’estremo Oriente.

Da questa prima ricognizione – ma anche da uno sguardo più allargato rispetto ai casi citati – possiamo rilevare che il LED è protagonista di una sperimentazione sempre più raffinata, i cui esiti più stimolanti non emergono solo a livello linguistico, ma anche sul fronte della ri-materializzazione del corpo luminoso: dove esso tende a perdere fisicità grazie alla presenza del LED, espande la propria personalità figurativa grazie ad artifici visivi sempre più sofisticati.

Vedremo nella seconda parte di questo contributo – che sarà pubblicata nei prossimi giorni – come la lampada esca dai propri confini tipologici per diventare “altro”, in un gioco tra materia ed emozionalità, tra pieno e vuoto, tra tecnica ed espressività.

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