Negli spazi di BASE Milano, nell’ambito della Milano Design Week 2026, dal 20 al 26 aprile, RUFA – Rome University of Fine Arts presenterà a Luminous Depths – Designing from the Shadows, un progetto espositivo dedicato al buio come condizione operativa. L’installazione si inserisce nel programma del FuoriSalone, rispondendo al tema Hello Darkness con una riflessione che sposta l’attenzione dal risultato alla genesi del processo progettuale.
Il punto di partenza è una presa di distanza dalla sovraesposizione che caratterizza il presente, dominato da immagini di rapido consumo, ansia da prestazioni e immediatezza. Riflettendo su questo concetto e immaginando un’attitudine alternativa, gli studenti del triennio di Design di RUFA costruiranno un ambiente in cui l’oscurità diventa spazio di ascolto e di possibilità, una soglia in cui il progetto può prendere forma senza la pressione costante della visibilità. Il design, in questa prospettiva, si configura come pratica relazionale e generativa, incentrata sul tempo lento della ricerca.
«Oggi il design è spesso costretto a esistere in una dimensione di esposizione continua, dove tutto deve essere immediatamente visibile, leggibile e performativo», hanno commentato Alessandro Ciancio e Paolo Parea, designer, coordinatori dei progetti e docenti RUFA. «Con Luminous Depths abbiamo voluto ribaltare questa logica, riportando l’attenzione su ciò che accade prima della forma: il dubbio, l’intuizione, la ricerca. Il buio diventa uno spazio progettuale necessario, in cui è possibile rallentare e generare visioni più consapevoli. Con questa partecipazione, RUFA rinnova il proprio impegno nella formazione di designer capaci di leggere il presente e trasformarlo in visioni progettuali consapevoli, dove sperimentazione, ricerca e sensibilità si incontrano per generare nuovi scenari del design contemporaneo».
La mostra degli studenti RUFA da BASE per la Milano Design Week 2026 si presenterà dunque come un ecosistema di oggetti che evocano forme di bioluminescenza, presenze che orientano lo sguardo nell’incertezza. Alcuni lavori si concentrano sul corpo e sulle sue imperfezioni, altri attivano relazioni tra individui e spazio, superando una visione individualistica dell’oggetto. Ne emerge un insieme eterogeneo ma coerente, in cui materiali, funzioni e immaginari si intrecciano.
Tra i progetti che saranno esposti, Durocco di Alara Celayir lavora sul riuso di materiali di scarto trasformandoli in oggetti ludici per l’infanzia, mentre Plankton di Albina Fediushina interpreta il movimento fluido della vita marina in una lampada capace di riequilibrarsi nello spazio. 2IN1 di Elisa Tiberi indaga la trasformabilità dell’arredo, integrando luce e struttura in un sistema ibrido, mentre Culi Stellari di Giulia Barbaliscia introduce una dimensione ironica e partecipativa, trasformando una panchina in dispositivo performativo.
La stessa Barbaliscia, con Scoliosis, ribalta il paradigma della deviazione anatomica, trasformando una curvatura in principio formale e funzionale. In Black Mountain, Letizia Domilici sintetizza il corpo in un oggetto scultoreo che dialoga con lo spazio attraverso pieni e vuoti, mentre Muzzle di Mika Back invita a un adattamento percettivo, chiedendo al visitatore di rallentare e abitare la penombra. Con Volut, Gabriel Martino costruisce un equilibrio tra citazione classica e design contemporaneo, tra acciaio curvato e marmo.
Accanto a questi lavori, una sezione dedicata alla progettazione multimediale amplia il campo verso esperienze interattive. Memory House trasforma il ricordo in dispositivo sonoro attraverso tecnologie NFC, mentre Melodya propone un oggetto educativo pensato per supportare bambini con impianti cocleari. Pin & Play, infine, introduce una dimensione ludica e tattile nella trasmissione della conoscenza, attraverso un sistema di connessioni fisiche e feedback sonori.
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