Circle Mirror Transformation, ph. Virginia Brown
In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 14 al 19 aprile.
Il regista e attore Valerio Binasco mette in scena Circle Mirror Transformation, una delle opere più celebri di Annie Baker, drammaturga americana acclamata per il suo stile minimalista e l’abilità nel catturare la vita quotidiana con sensibilità e ironia. Cinque sconosciuti si ritrovano in una sala anonima di provincia per un corso di teatro: così inizia la pièce, che racconta con delicatezza e ironia le fragilità e i desideri nascosti dell’animo umano. Attraverso sei settimane di esercizi teatrali, i protagonisti scoprono legami inaspettati, tra momenti comici e toccanti… Un’opera che riflette sul teatro, la vita e il tempo che ci attraversa.
Con dialoghi realistici e silenzi carichi di significato, Baker esplora i micro-drammi dell’esistenza e le trasformazioni interiori che avvengono anche nei contesti più ordinari. Vincitrice dell’Obie Award e rappresentata in tutto il mondo, quest’opera è un inno sottovoce alle imperfezioni, alla connessione e alla potenza del non detto, temi cardine dell’intero corpus della drammaturga.
“Circle Mirror Transformation”, di Annie Baker, traduzione Monica Capuani, Cristina Spina, con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta regia Valerio Binasco, scene Guido Fiorato, costumi Alessio Rosati, luci Alessandro Verazzi, suono Filippo Conti, video Simone Rosset. Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale. A Torino Teatro Carignano, fino al 19 aprile; a Firenze, Teatro della Pergola, dal 21 al 26; a Milano, Teatro Strehler, dal 28 aprile a 3 maggio. In tournée.
Un affascinante gioco tra testa e cuore, sul confine tra verità e finzione. Arturo Cirillo debutta con Le false confidenze di Pierre de Marivaux, un classico settecentesco che indaga il paradosso dei sentimenti attraverso il meccanismo del “teatro nel teatro”. L’opera si presenta come un moderno trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso delle confidenze e il vero del cuore, dove l’amore può germogliare inaspettatamente.
Cirillo propone una visione contemporanea di questo capolavoro, rivelando Marivaux come un acuto osservatore delle metamorfosi dell’animo umano. In un intreccio dove il denaro e l’interesse economico occupano una posizione centrale, senza mai riuscire a governare del tutto il destino, i personaggi si muovono in un labirinto di confessioni e menzogne, recitando la verità mentre la dissimulano.
“Le false confidenze”, di Marivaux, traduzione e regia Arturo Cirillo, con Elena Sofia Ricci, Giacomo Vigentini, Rosario Giglio, Orietta Notari, Francesco Petruzzelli, Arturo Cirillo, Giulia Trippetta, Giacinto Palmarini, scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, disegno luci Pasquale Mari, suono Federico Mezzana. Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania. A Roma, Teatro Argentina, dal 14 aprile al 3 maggio.
Il dittico Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni e Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro, due tra i lavori più intensi e rappresentativi dell’attore e regista Fabrizio Gifuni (a Modena, Teatro Storchi, dal 15 al 19 aprile), si inserisce all’interno del progetto speciale Attraversando quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra Storia, ideato e curato dallo stesso Gifuni e realizzato da Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Fondazione Cineteca di Bologna.
A quasi vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) – spettacolo culto, andato in scena per dieci anni consecutivi – Gifuni torna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale. La rilettura di Ragazzi di vita (1955) interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie, lettere, editoriali, interviste), dà vita a un racconto molto personale che l’attore-autore trasferisce in teatro, dialogando ogni sera con i rappresentanti della città, i cosiddetti spettatori, in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti.
In Con il vostro irridente silenzio, Gifuni porta in scena il politico e giurista Aldo Moro che parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda.
Per la prima volta, tre lavori fondamentali del repertorio del coreografo franco-albanese Angelin Preljocaj sono riuniti in un’unica serata al Teatro dell’Opera di Roma (dal 14 al 19 aprile al Teatro Nazionale). Il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato affronta Annonciation (1995), duetto ispirato all’episodio evangelico che indaga il momento della Rivelazione a Maria; La Stravaganza (1997), che mette in dialogo suggestioni barocche e sensibilità contemporanee; e Noces (1989), su musica di Stravinskij, rilettura del rito nuziale.
Il programma attraversa oltre un decennio della produzione di Preljocaj, dagli anni Ottanta ai Novanta, restituendo un percorso coerente e stratificato che mette in relazione spiritualità, memoria e ritualità collettiva.
Alla Biennale di Venezia 2023, Wayne McGregor ha motivato il Leone d’Argento a Tao Ye, Duan Ni e Wang Hao di TAO Dance Theater sottolineando come, abbandonando narrativa, messaggio e scenografia, i coreografi abbiano creato un genere di danza unico ed evoluzionistico, che cattura con la sua forza ipnotica e minimalista.
La compagnia torna a Reggio Emilia, al Teatro Municipale Valli, il 15 aprile, con 16 e 17: il primo ispirato ai giochi tradizionali Dragon Dance e Snake, con sedici danzatori disposti in fila ruotare e marciare in uno spazio circolare a 360 gradi; il secondo con diciassette danzatori che si disperdono e si riuniscono apparentemente in disordine. Il suono rappresenta il segnale dei pensieri e dei movimenti del gruppo, sempre sincronizzato con il corpo, formando un gioco di contrasti da cui emergono relazioni miste e sregolate che sembrano assumere la forma di onde sonore e fuochi d’artificio.
Prima nazionale di Olympiade, lavoro per dodici danzatori, firmato da Antonio De Rosa e Mattia Russo, anime del collettivo italo-spagnolo Kor’sia, per il Ballet de l’Opéra Grand Avignon (a Verona, Teatro Ristori, il 17 aprile). Una coreografia sul tempo, tra individuo e collettività. In bilico tra campo di battaglia e campo di gioco, Olympiade si muove su un terreno simbolico che richiama lo sport e lo supera, trasformandolo in linguaggio. La scena si configura come una pista di atletica con i suoi corridoi segnati da linee che suggeriscono la singolarità di ogni traiettoria. I corpi in movimento sono individui ma insieme compongono un organismo collettivo in cui il tempo non è più lineare: passato e presente si sovrappongono, si contaminano, si ridefiniscono.
«Quel pensiero che si insinua nella tua testa o forse parte dallo stomaco e suadente come un bolero inizia a scavare e a farsi strada dentro di te…una tentazione che diventa sempre più inarrestabile ed irresistibile. Tu provi a scacciare quella tentazione ma tutto quello che ti gira in mente non fa altro che giustificare la tentazione stessa», scrive il coreografo Riccardo Fusiello nella sinossi dello spettacolo La mia vita per un bignè per la Compagnia EgriBiancoDanza (a Bisceglie, Teatro Comunale, il 19 aprile). E ancora: «Quando ho concepito questo lavoro sul tema del desiderio, su come si accende, su come agisce in noi e su come si muove l’ho subito intrecciato con il Bolero di Ravel. Il Bolero come l’unica musica possibile per tracciare il dirompente spirito vitale che il desiderio provoca in noi e quel movimento sottile e impertinente che porta con sé».
Allo Spazio Rossellini di Roma, il 14 aprile la danza prende forma con Epiphanīa. Mi rendo manifesta, la nuova creazione della Compagnia Abbondanza Bertoni, con in scena Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio, sulle musiche originali di Sergio Beercock. «Come ombre della vita, in un campo di battaglia – scrive Bertoni -, le tre danzatrici, anime sospese e in bilico, in lucido sonnambulismo, si mostrano per strati visibili e nascosti in una sinfonia di azioni che si offre come una foresta di segni e di significati. Sono ritratti tra esibizione identitaria e esuberanza visiva. Un femminile carnale ma distaccato dal protagonismo assoluto della materia umana e che lascia spazio all’immateriale. Il soggetto diviene oggetto e solo allora gli si riconosce lo status sovrano».
Al Festival Exister di Milano, il 18 aprile debutto di Carne, coreografie di Giovanni Leonarduzzi e Lia Claudia Latini Compagnia Bellanda, con testo di Daniele Tenze e sound design di Maurizio Cecatto, una produzione innovativa di teatro-danza che esplora temi socialmente complessi come il suicidio e l’autolesionismo, trattati attraverso il linguaggio contemporaneo e un’estetica sperimentale. Combinando breakdance, teatro, poesia in una rappresentazione che esprime la fragilità della giovinezza e la ricerca di senso, Carne è un progetto audace e innovativo che unisce la sensibilità artistica e l’impegno sociale. Il 19 segue il primo studio de Il canto dell’assiolo.
Sempre il 19 Agnese Casuccio presenta Escaping 1 per la Compagnia EgriBiancoDanza. Tre danzatrici si muovono in uno spazio ristretto, fatto di limiti e costrizioni. L’ansia sale: dove si esce? Ma la risposta è nel come. Ecco che, in questo “Snake” umano, cambiare le regole del gioco è possibile. Il gruppo, ora unito, prova a rompere il meccanismo.
Al festival Scena Nostra di Palermo, il 17 e 18 aprile allo Spazio Franco, la compagnia Sotterraneo, pluripremiato collettivo di ricerca tra i più originali e innovativi della scena europea, porta in scena Shakespearology uno dei suoi lavori più apprezzati, un one man show dissacrante ed esilarante, che vede protagonista Woody Neri a dare voce a un immaginario Shakespeare, rovesciando i ruoli abituali tra attore e spettatore e interrogando il pubblico del nostro tempo. È un’incursione dissacrante ed esilarante nella figura di Shakespeare e della sua arte, un affondo nei meccanismi stessi e nella pratica del fare teatro, messa in mostra, mentre è in azione, nei suoi dispositivi drammaturgici e di scrittura dei personaggi, nella relazione fra gli attori, nel coinvolgimento del pubblico.
Un uomo, un compositore, dal chiuso della sua stanza, si rivolge al mondo esterno. Nel flusso di questo monologare sbalzano fuori le figure cardine del suo mondo interiore: gli affetti più cari e gli strumenti musicali. Un teatro della mente scolpito da versi che colpiscono al cuore.
«A distanza di trent’anni dalla messa in scena di Terremoto con madre e figlia sono felice – scrive il regista Mario Martone – di portare all’attenzione degli spettatori un altro suo testo, Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, che spero contribuisca a mettere in luce Fabrizia Ramondino come autrice della nostra contemporaneità. Le sue prose come il suo teatro esplorano coraggiosamente sentieri espressivi che oggi vengono praticati dagli autori e autrici più interessanti, credo che Fabrizia sia stata una precorritrice».
“Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo”, testo inedito di Fabrizia Ramondino, regia e scene Mario Martone, con la collaborazione di Ippolita di Majo, con Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca, costumi Ortensia De Francesco, luci Cesare Accetta. Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. A Roma, Teatro Vascello, dal 14 al 19 aprile.
Prima italiana, il 15 aprile a Triennale Milano Teatro dello spettacolo Three Verses of Solitude, firmato dalla regista libanese Maya Zbib e dalla sua compagnia Zoukak Collective insieme a Lee Serle, coreografo incaricato della Trisha Brown Company, e Ben Frost, figura di riferimento dell’elettronica sperimentale contemporanea: ispirato alla quiete contemplativa della Rothko Chapel di Houston, dipinta da Mark Rothko e diventata simbolo di dialogo interreligioso, lo spettacolo apre uno spazio immersivo in cui la solitudine diventa sia rifugio personale sia condizione condivisa, soprattutto in tempo di guerra.
L’Accademia Filarmonica Romana e Teatro Olimpico di Roma ospita nuovamente, dal 14 al 19 aprile STOMP, la celebre compagnia britannica. Capace di coinvolgere ed entusiasmare il pubblico di ogni lingua, cultura, generazione, lo spettacolo è un mix contagioso di percussioni, danza, musica, teatro in cui la colonna sonora si ispira ai mille suoni e rumori della vita quotidiana mentre l’atmosfera è decisamente metropolitana. Senza trama, personaggi, né parole, otto performers, formidabili ballerini-acrobati-percussionisti, “suonano” oggetti di uso comune: accendini, scatole di fiammiferi, coperchi dei bidoni, scope, pneumatici, lavandini e riempiono il palco con un ritmo esplosivo e incalzante, in un delirio artistico di travolgente ironia. Come un elettrizzante evento rock, dove potrà capitare di ritrovarsi improvvisamente nella sensualità del flamenco, o nella precisione del gioco percussivo del tip-tap.
Scritto e interpretato da Flavio Albanese, con la collaborazione artistica di Marinella Anaclerio, L’Oro della Commedia, prodotto dalla Compagnia del Sole, si configura come una lezione-spettacolo che trasforma il palcoscenico in una macchina del tempo (a Roma, Teatro della Dodicesima, il 18 e 19 aprile).
Albanese guida il pubblico in un percorso a ritroso nella storia della commedia italiana, mettendo in relazione linguaggi contemporanei e tradizione teatrale. Il viaggio parte dalla modernità dei cartoni animati di Bruno Bozzetto, attraversa il varietà del Novecento e la tradizione napoletana di Totò, tocca la riforma teatrale di Goldoni e arriva fino alla Commedia dell’Arte del Seicento.
Emergono le figure e i mestieri che hanno costruito il teatro: attori, autori, costumisti, macchinisti, impresari e suggeritori. Un racconto che restituisce non solo testi e personaggi, ma anche il contesto culturale e sociale della scena comica italiana.
È la storia di Valeria e di suo figlio Youssef, del loro amore incondizionato e della fede nell’Islam. Valeria non è nata musulmana, si è convertita per amore di un uomo, l’ha fatto con convinzione e determinazione, educando i suoi figli a quella fede. L’adesione all’Islam di questa donna è un’evoluzione della sua personale ricerca di senso, di totalità, iniziata ancor prima di sposarsi, ai tempi dell’esperienza del cosiddetto “Terzo teatro”. Youssef ora ha vent’anni e anche lui è in cerca della stessa totalità, di una pienezza di significati: ha sete di giustizia sociale e pretende per sé e per il mondo una dimensione sacra.
Al centro dello spettacolo c’è il tentativo di lei di comprendere e arginare la deriva radicale del figlio. Ma anche l’espressione delle terribili conseguenze della ricerca e del bisogno di senso di un ragazzo di vent’anni, e un’intensa riflessione sulle manipolazioni di un sistema di potere che usa il sacro per affermare se stesso.
“Valeria e Youssef”, di Angela Dematté, regia Andrea Chiodi, con Mariangela Granelli e Ugo Fiore, scene Guido Buganza, luci Cesare Agoni, costumi Ilaria Ariemme, video Sergio Fabio Ferrari, musiche Daniele D’Angelo. Produzione Centro Teatrale Bresciano. A Palermo, Teatro Biondo, dal 15 al 19 aprile.
Progetto premiato al Modafe Korea 2025, Last movement of hope del coreografo Adriano Bolognino, è un macro-progetto coreografico composto da micro-danze autonome o collegate tra loro (a Vicenza, per Danza in Rete Off, il 18 aprile). Ogni capitolo nasce dal desiderio di raccontare attraverso la danza l’esperienza umana, le relazioni, le paure, le lotte e la speranza. Come un libro di storie, il progetto attraversa passato, presente e futuro.
Il capitolo Organi esplora l’intimità del corpo, la sua fragilità e la sua forza, rivelando ciò che ci definisce e spesso resta invisibile. Segue la nuova versione maschile di Come neve, che prende avvio da un tempo sospeso e da due corpi in fragile equilibrio. La neve qui avvolge e disorienta: diventa bufera. I danzatori attraversano un paesaggio instabile, esposti al fuori, dove la relazione si tende, si spezza e si ricompone.
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