Si parte dall’idea per cui nell’uomo tempo e linguaggio sono apparizioni contemporanee e quindi come tali possono essere elementi costitutivi del suo immaginario artistico. Vivendo le possibilità creative che il temporale e il linguistico implicano, l’uomo può generalizzare comunicazione e cultura. Oggi, in virtù del ruolo che la cultura globale assegna all’arte – di essere cioè vettore umanista della comunicazione – acquista un senso particolare il ritorno alla memoria delle origini. E’ il tempo della memoria, afferma Restany, quello dell’immensa diversità dei nostri ricordi individuali. Al tempo globale, condensato ed oggettivo, si oppone quello frammentato delle nostre soggettività. A questo punto la questione, osserva il critico francese, è capire perché si continua a memorizzare, “salvare”, ciò che internet ammassa nella memoria planetaria. La metafora della “moviola” (M. Séstito), che consente tutte le fluidità retroattive, mostra l’antinomia e la coesistenza di tempi individuali e collettivi. Il problema potrebbe sembrare risolto se non fosse che l’artista di oggi eredita dalla modernità di ieri una doppia crisi: del linguaggio e del concetto. Una crisi prevista dall’artista coreano Nam June Paik pioniere di una dinamica tra arte e tecnologia. La crisi dell’immagine dipinta è un fatto ormai scontato; la crisi di senso non si limita tuttavia all’immagine. In generale l’oggetto (d’arte) ha fatto il suo tempo. Tutta l’arte contemporanea che si basava sulla concettualizzazione dell’oggetto, della sua “installazione” è in crisi. Facciamoci coraggio, suggerisce il critico francese, sono le piccole invenzioni in serie che hanno fatto di Paik il genio della cultura mediale. Appunto in una serie di fotomontaggi l’artista-grafica sudafricana Candice Breitz presenta l’ibridazione del corpo femminile. Ricostruisce enigmatici e inquietanti corpi altri non leggibili nella loro identità pertinente, ma nella devianza per la destereotipizzazione della quale si fanno oggetto. Tali fusioni, in grandezza naturale, disorientano in quanto “differenza vuota” che non produce appartenenza se non per quella serie di disordini alla quale sono assoggettate (A. M. Castro).
Dunque invenzioni continue, espressioni sempre altre, relazioni arte-tempo, individuo-individui, simili a tessuti cyber smagliati!! Nell’era telematica le informazioni navigano da un capo all’altro del mondo a velocità elevatissime. Si può anche quantificare le capacità del mezzo guardando la velocità della linea colorata durante l’invio. La rete abbatte le barriere dei kilometri, ma il “tempo reale” dei pixel è altro rispetto all’istantaneità del colpo di luce di un fulmine!!
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Tullio Pacifici
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In effetti!
A dire il vero è quello che penso pure io !
Nella scheda si dice che questo periodico ha un'uscita trimestrale. Quindi perchè è stato recensito il numero di maggio e non quelli successivi? Non è uscita anche ad agosto o a novembre la rivista della D'Ars?