Reena Jana, redattrice della sezione Arte e Mercato, analizza le quotazioni sempre crescenti delle proposte artistiche provenienti dal vicino e dal medio oriente. La fascinazione verso l’est che ha contagiato il mercato occidentale non si interrompe dunque all’iraniana Shirin Neshat.
Ruotano attorno al tema-DocumentaXI i primi due articoli di questo temaceleste. Se il primo, di Manray Hsu, percorre i tracciati politici delineati dalla mostra tedesca; il secondo, della direttrice Simona Vendrame, identifica le geografie culturali proposte dell’evento di Kassel riflettendo sulle parole, gli scritti, i propositi di curatore e co-curatori. Ne esce una sola lettura possibile: troppa politica!
Eija-Liisa Athila è una delle videoartiste europee più riconosciute ed osannate dell’ultimo lustro. Il 2002 ha significato molto per lei con una importante mostra personale alla Tate Modern di Londra. La sua ricerca posa l’occhio su temi svariati, dalla famiglia al mondo dello spettacolo. Utilizzando tecniche spiazzanti, dalla disturbante architettura narrativa. Il lavoro dell’artista finlandese (anche lei da vedere a Documenta) è raccontato da Jan-Erik Lindstrom. Jérome Sans intervista un ‘suo’ artista. Dopo la bellissima mostra alla Galleria Continua di San Gimignano, quattro pagine di intervista per il sudafricano Kendell Geers tra politica (ancora!), filosofia ed esperienze personali. Altra intervista, a firma di Hans Ulrich Obrist, per Dominique Gonzalez-Foerster, forse una della maggiori menti creative attualmente residenti a Parigi. Altre interviste, nelle pagine successive, a Yang Fudong ed a Massimo Bartolini a latere dell’articolo, firmato da Luca Cerizza, che registra lo stato di ‘calma apparente’ respirato percorrendo la quarta edizione (flop, purtroppo!) di Manifesta, biennale europea d’arte contemporanea quest’anno allestita a Francoforte.
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massimiliano tonelli
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Kendell Geers è un artista concettuale ma i suoi lavori, che esprimono giudizi critici sulla società, con vetri rotti, megafoni ammassati e Cristo avvolto con il nastro bianco e rosso usato per i lavori in corso, a mio giudizio, ci fanno sprofondare nel dolore, nella tristezza di una testimonianza dolorosa, il terrorismo.
Se qualche volta dipingesse un fiore di diversi colori, belli, vivaci, luminosi ed un concetto pieno di speranza ne sarei contenta per lui, perchè vorrebbe dire che un pò di pace sarebbe scesa in lui.
Tutti desideriamo pace, ne abbiamo bisogno per noi e per i nostri figli,siamo stanchi di terrorismo, di dolore e di distruzione, di violenza, di ipocrisia, di gelosie, di odio. Desideriamo amore, amicizia, sincerità, serenità, desideriamo guardare un mondo pieno di colori, di persone felici, di bambini che giocano sicuri.
Caro Massimiliano esponi con chiarezza i contenuti di temaceleste, hai fatto un bel lavoro.
cara maria, io non voglio vedere delle belle cose: voglio che ci siano davvero.