Categorie: exibart.prize

Ecco gli ultimi finalisti di exibart prize EP6!

di - 11 Maggio 2026

Silvia Muscolino

Vivo un altro giro di giostra, quella sulla quale saliamo senza che nessuno per molto ci chieda di mostrare il biglietto. Indago, durante questa seconda possibilità, le vibrazioni: suono e luce. Tramite il medium della pittura, e sperimentando nuovi linguaggi, compio un viaggio interiore attraverso paesaggi onirici e astrazioni di essi. Il quotidiano, attraversato da un fiume invisibile, il mistero, diviene punto di partenza per una riflessione sulla fragile transitorietà del nostro passaggio. Vi è altresì un’esplorazione del legame fra memoria, materia e sogno. L’obiettivo della  ricerca è quello di suonare i colori e di dipingere le note, comprendendo come siano la stessa cosa, ossia lunghezza d’onda, tradotta dai nostri strumenti anatomici in altro. Con il binomio occhio-mente in colori e forme, con orecchio-cervello in suono.


Paola Cenati

La sua pratica riflette sulla relazione con il luogo e con l’oggetto che ne prende parte. Elementi ritrovati e raccolti possiedono determinate caratteristiche intrinseche ad essi diventando fonte di ricerca per il suo percorso artistico. Il lavoro di Paola parte dalla necessità di ribaltare la propria visione del luogo in relazione al mondo circostante prendendo elementi che abitano il paesaggio e lavorando su aspetti propri ed opposti ad essi. Il legame diretto con il luogo diventa capace di innescare una dimensione esistenziale ed un processo di trasformazione utile ad una comprensione altra e immaginifica dello stesso attraverso l’utilizzo di elementi installativi. Nel lavoro di Paola il ritorno all’utilizzo di tecniche tradizionali porta ad una migliore comprensione della realtà e delle radici da cui proviene. La sua ricerca si focalizza nel trovare l’invisibile nel visibile creando uno sguardo che si costruisce entrando in relazione con il paesaggio. Il lavoro complessivo si pone come riflessione sul luogo e sullo stato mentale riportato nell’opera d’arte scultorea ed installativa spesso evocatrice di caratteristiche di abbandono.


Rafa

La pratica di Rafael Triana indaga la costruzione simbolica e materiale del territorio come sistema modellato da processi di organizzazione, controllo ed esperienza collettiva. Attraverso installazioni e opere basate su oggetti, esamina il modo in cui le strutture spaziali vengono interiorizzate e riprodotte, spesso prima ancora di essere abitate consapevolmente.
Lavorando con materiali quotidiani e forme modulari, la sua pratica si sviluppa attraverso strategie di accumulazione, ripetizione e spostamento, rivelando la tensione tra ordine e instabilità. Ciò che appare fisso emerge invece come provvisorio, aperto alla trasformazione.
PiĂą che una critica diretta, il suo lavoro propone un confronto riflessivo con i meccanismi che organizzano la vita collettiva, invitando a riconsiderare le strutture che modellano la percezione, il movimento e il senso di appartenenza.

Satya Forte

Tre sono le questioni ricorrenti all’interno della ricerca: la natura dei materiali, le loro tensioni strutturali e culturali – in relazione con il contesto – e la caducità delle cose terrene. La tendenza verso una sintetizzazione formale vuole evidenziare una scrupolosa fase di progettazione, la quale occupa notevole importanza sia per verifiche tecniche sia per analisi autobiografiche. Sebbene la scultura e l’installazione restino i miei linguaggi d’elezione, l’apertura alla performance ha recentemente ampliato il mio sguardo, ponendo la vulnerabilità e la precarietà al centro dell’opera. La mia indagine si muove così lungo le direttrici del tempo e della memoria, mediata da una costante riflessione sullo sguardo e sulle sue declinazioni ottiche.

Carmine Bellucci

La sua pratica artistica ruota principalmente attorno alla creazione di un alfabeto visivo composto da forme e linee espressive, che dialogano con la spiritualitĂ , la natura e il senso di appartenenza.
Attraverso una tecnica personale e distintiva, che incorpora materiali e metodi differenti come stampa diretta, pittura, disegno e graffiatura, la sua narrazione restituisce la visione di un mondo poetico e spontaneo.
Spinto da una costante ricerca dell’essenza delle cose, il suo linguaggio unico rappresenta una sintesi di simbolismo arcaico e narrazione mistica, permeata dall’energia del Sud. Un ritmo pulsante: semplice e complesso allo stesso tempo.
Le sue influenze spaziano dalle antiche civiltà mediterranee e dall’arte popolare indigena fino agli antichi graffiti e alla cultura visiva contemporanea. Le sue opere si muovono in un delicato equilibrio tra realtà e immaginazione, coerenza e incertezza, verità e mito, spiritualità e veracità sud-italiana.

Luce Resinanti

Parlo della morte. Parlo del disfacimento delle memorie, dell’inutilità dell’accumulo, degli antenati che si dissolvono. Parlo della malinconia a cui siamo destinati, del deterioramento delle nostre individualità e della nostra personale storia (così importante per ciascuno di noi ma così inutile nell’economia dell’universo).
Parlo dei disturbi di personalità, delle patologie psichiatriche, di famiglie nevrotiche e anaffettive, di attacchi di panico, di solitudine. Della fobia sociale che priva della parola e che ti scafandra nella vergogna e nell’imbarazzo. Della necessità di riordinare e ordinare il caos, di disciplinarsi, di pianificare, di organizzare in forma ossessiva.
Ma parlo anche di quanto lasciamo ai posteri. Dell’etica che, nonostante l’incessante e talvolta opprimente senso di vacuità, non deve venire meno. In questo si inserisce la mia strenua volontà, anche nell’ambito della produzione artistica, di limitare i consumi, di utilizzare materiali di scarto, di evitare per quanto è possibile di inquinare e danneggiare il pianeta.

Vedi gli altri finalisti di exibart prize su exibartprize.com

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