Ritrattista capace di catturare l’intensità di un attimo e rappresentato dall’agenzia Sudest57, Eolo Perfido è tra gli street photographers più noti in Italia e all’estero, ma anche docente, autore di libri illustrati, instancabile creativo.
Se dovesse descrivere l’ultimo anno con tre immagini, quali sceglierebbe?
«L’atterraggio della sonda Perseverance su Marte. Le immagini della presa del Campidoglio negli Stati Uniti. Una delle tantissime foto di persone in terapia intensiva per difficoltà respiratorie».
Il suo pronostico sul futuro dell’arte. Sarà sempre più correlato alla tecnologia o tenterà di svincolarsi, mantenendo una sua precisa identità?
«L’unico vincolo dell’arte è la vita in tutte le sue manifestazioni. Questo le conferisce un’identità che trascende qualsiasi strumento. La tecnologia è sempre stata al servizio dell’arte per cui non rappresenta sicuramente un pericolo o un limite. L’arte è una conversazione che trae spunto da qualsiasi contesto per poi crearne di nuovi in un ciclo continuo di dare ed avere. È una forza che non ha bisogno di assistenza, si nutre generosamente di vita e ne abbiamo disperato bisogno».
Fotografia e social network: come distinguere un’opera dell’ingegno da un “semplice scatto”? In altre parole: quando una fotografia diventa artistica?
«Non penso ci siano regole e questa è una fortuna. Credo nell’arte come una rivelazione. Una fotografia si eleva ad arte quando viene sostenuta dal consenso. Il problema è che nell’epoca dei social network il consenso è legato a dinamiche che mancano di una profonda conversazione tra le parti. Non mi allarma tanto l’elevarsi ad arte di opera discutibili. Il tempo è sempre giudice imparziale. Sono dispiaciuto per quello che sicuramente rischiamo di non scoprire a causa dell’assordante rumore di fondo».
Che cosa ne pensa dei premi d’arte?
«Quando sono premi di qualità rappresentano un’opportunità da perseguire con cura ed attenzione».
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