Il sito Ad Diriyah nel distretto At-Turaif, in Arabia Saudita
Dopo il successo riscosso dalla biennale Desert X ad Al-Ula, divenuta poi polo permanente, l’Arabia Saudita torna a stupire: il governo ha annunciato il lancio definitivo di una nuova biennale di arte contemporanea all’interno del sito archeologico Ad Diriyah, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, ubicato nella periferia di Riyadh dove, peraltro, Edoardo Tresoldi già presentò un grande progetto. La notizia è stata annunciata dal Principe Badr bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan – già conosciuto per l’affare del Salvator Mundi di Leonardo da Vinci – Ministro della Cultura del regno e presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione della Biennale.
«Il Ministero della Cultura saudita ha annunciato la nascita dalla Fondazione Thunaiyat Ad-Diriyah, progettata per fornire un quadro e supervisionare l’organizzazione di una biennale culturale annuale, alternando manifestazioni di arte contemporanea laica e manifestazioni di arte islamica», hanno dichiarato gli organizzatori a The Art Newspaper. La nuova Biennale vuole essere uno strumento di promozione della cultura contemporanea saudita e un modo per diversificare l’economia e fornire un’immagine più aperta del paese, in linea con il piano del governo “Vision 2030”.
«Vorremmo creare una piattaforma sostenibile per gli artisti sauditi, mostrare le loro opere uniche e favorire la collaborazione con colleghi internazionali. È anche una straordinaria opportunità per i visitatori di esplorare la creatività saudita», aggiungono i portavoce del ministero. Il luogo che ospiterà la Biennale non è affatto causale. Infatti, il sito archeologico di Ad Diriyah è situato nel distretto At-Turaif, prima capitale del Regno e oggi inserito nella lista del patrimonio UNESCO.
Poche sono le notizie certe riguardanti il programma della Biennale. La prima edizione si terrà nel 2021, la biennale d’arte islamica è, invece, prevista per il 2022. Gli artisti partecipanti devono ancora essere confermati. Per il momento, l’iscrizione alla Biennale è aperta esclusivamente agli artisti dei Paesi Arabi.
Così l’Arabia Saudita, uno degli stati più conservatori al mondo, si aprirà alla contemporaneità (non solo quella degli avveniristici grattacieli e dei grandi capitali)? Potrebbe anche darsi, vista l’inclusività dimostrata con la mostra “From Within” del 2019, con un team curatoriale per la maggioranza al femminile (tre su quattro erano donne): Noor Aldabbagh, Alaa Tarabzouni e Maram Alammari. Ma la strada è ancora lunga.
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