Categorie: fiere e mercato

fiere_interviste | I primi quarant’anni di Art Basel

di - 24 Luglio 2009
Art Basel è da sempre uno degli indicatori principali delle tendenze del mercato. Quali conclusioni potete trarre dopo l’ultima edizione, anche considerando la crisi economica che si è fatta sentire sulle aste internazionali?
Marc Spiegler: L’arte di alta qualità continua ad avere un mercato. Ovviamente la crisi finanziaria influenza il mercato dell’arte, ma l’arte proposta a Basilea ha avuto successo anche grazie ai nostri espositori, che portano materiale fantastico, e al fatto che Art Basel attrae molti collezionisti provenienti da ogni parte del globo.

Quali nuove tendenze avete percepito e che cosa realmente vi ha entusiasmato in quest’edizione?
M.S.: È difficile individuare le tendenze in un’esposizione altamente varia come Art Basel, ma certamente abbiamo apprezzato molti progetti curatoriali e mostre personali negli stand di quest’anno. Ciò mostra come molti dei galleristi sono stati sostenuti, con soddisfazione, nella presentazione dei loro programmi. Art Statement è stato descritto da molti critici come una delle migliori edizioni di sempre e la presentazione de Il Tempo del Postino, la pièce teatrale curata da Hans Ulrich Obrist e Philippe Parreno, ha rappresentato il punto culminante della settimana espositiva.

Lo scorso settembre Damien Hirst ha venduto direttamente i propri lavori nell’asta di Sotheby’s. Come interpretate il gesto? L’inizio possibile di nuova era del mercato, in cui le gallerie sono destinate perdere potere di mediazione?
M.S.: Art Basel crede fortemente nel sistema delle gallerie. Sono loro che sostengono gli artisti, permettendo di costruirsi carriere e reputazioni a lungo termine, mentre le aste e la speculazione fanno il contrario, generando uno sviluppo incontrollato del profilo dell’artista. Pochi artisti potrebbero fare ciò che Hirst ha fatto. Ancor meno lo vorrebbero, soprattutto nell’attuale mercato contratto.

Art Basel è il luogo di ritrovo delle più grandi gallerie, ma alcuni nuovi attori stanno mettendo a rischio il concetto tradizionale di galleria d’arte. Molti galleristi sostengono che il pubblico ha meno tempo per visitare i loro spazi e che risparmia tempo cercando le opere via internet e alle fiere. Sono due fattori che interesseranno il sistema futuro dell’arte? Lo percepite come una possibile crisi della galleria intesa come spazio fisico? Anche considerando che una nuova vague, fatta di collettivi di creativi, agenzie d’arte e gallerie virtuali, sta nascendo e sviluppandosi sulla scena internazionale e senza più spazi fisici di proprietà…

Annette Schönholzer: Lo spazio della galleria rimane chiaramente molto importante. Sì, le soluzioni digitali stanno emergendo sempre più, qualcuna interessante, altre non così tanto. Ma lo spazio della galleria è ancora cruciale, come dimostra l’alto numero di aperture di nuove gallerie, particolarmente nei centri d’arte come Berlino, Londra o New York. Fra i molti motivi per cui le gallerie partecipano ad Art Basel rimane il desiderio d’incontrare i collezionisti internazionali che poi andranno a visitare le gallerie nelle loro sedi permanenti, in quegli spazi in cui gli artisti hanno scelto di mostrare le proprie opere. Uno schermo piatto o uno stand fieristico non sostituirà mai quegli spazi.

Dal vostro osservatorio privilegiato, state notando qualche nuovo Paese emergere per numero e qualità dei collezionisti d’arte contemporanea? Forse Paesi come il Brasile o l’India o Doubai? Dove cresce l’arte contemporanea, aumentando anche la relativa influenza culturale?
A.S.: L’anno scorso abbiamo visitato molti Paesi – fra i quali India, Cina, Messico, Brasile ed Emirati Arabi Uniti – e in tutti abbiamo incontrato molti nuovi collezionisti seri interessati all’arte. Lavoriamo universalmente con le vip relation, che ci tengono aggiornati sugli sviluppi del mondo dell’arte.

Art Basel non è solo la più importante fiera d’arte. Con Art Unlimited e i progetti di Public Art, stimola lavori site specific; le Conversation e Art Lobby sono momenti di formazione e informazione; vicino ad Art Cinema quest’anno avete presentato Art Theatre con Il tempo del postino. Verso quali direzioni andrà la fiera nell’immediato futuro? Più eventi culturali accanto al commercio?

M.S.: Art Basel possiede una lunga tradizione nel monitorare quanto accade nel mondo dell’arte e nel riflettere questi sviluppi. Certamente manterremo questo atteggiamento, ma al momento è troppo presto per dire che cosa stiamo progettando esattamente, sia per Art Basel Miami Beach 2009 che per Art Basel 41.

C’è stato un effetto Biennale di Venezia (compreso il Pinault effect) ad Art Basel?
A.S.: Come sempre, negli anni della Biennale vediamo più collezionisti provenienti dai Paesi dell’America Latina, perché prima partecipano alla vernice della Biennale e dopo vengono ad Art Basel. Naturalmente, abbiamo visto negli stand molti artisti che sono a Venezia e coloro che sono stati ben ricevuti a Venezia sono stati molto ricercati a Basilea.

L’ultima edizione di Art Basel Miami Beach ha visto la presenza di circa venti fiere off, di varia natura e qualità, ma con grandi spazi a disposizione. La città si è trasformata in un immenso panorama popolato da opere d’arte, eventi, feste, incontri, discussioni, transazioni. Come vivete queste presenze? Sono vostri alleati o concorrenti? L’aumento della concentrazione di stand ed eventi potrà continuare?
A.S.: Vediamo le fiere parallele di Basilea e Miami come complemento ad Art Basel e Art Basel Miami Beach. La loro presenza dimostra il nostro successo nella capacità di attrarre collezionisti provenienti da ogni parte del globo.

Ciò significa che l’arte contemporanea è molto più popolare di venti o dieci anni fa, e che il suo fascino è ancora in aumento. Trovate positivo un tale gigantismo? In Cina, le accademie preparano decine di migliaia di nuovi artisti ogni anno e negli Stati Uniti avviene la stessa cosa. Questo fenomeno come influenzerà l’arte e il suo sistema di valutazione?
M.S.: Pensiamo che, a causa della crisi economica, il mondo dell’arte sia attualmente in un processo di consolidamento più che in una fase di espansione. Siccome Art Basel non ha mai incrementato la propria dimensione a seguito dei cambiamenti nel mercato dell’arte, anche questi sviluppi non la interessano direttamente. Dalla metà degli anni ’70, la nostra commissione selezionatrice ha scelto sempre lo stesso numero di gallerie partecipanti, approssimativamente 300. Le gallerie scelgono poi gli artisti che secondo loro sono più adatti a svolgere il proprio programma espositivo, ma in ciò Art Basel non ha un ruolo diretto.

Dopo Basilea è arrivata Miami. In futuro ci sarà una terza città che accoglierà Art Basel? Forse in Cina o in India?
A.S.: Attualmente non abbiamo in programma la creazione di una terza fiera, perché pensiamo che non sia possibile avere in un anno più di due esposizioni internazionali d’arte di questa qualità.

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a cura di nicola davide angerame

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