190.000 sono i visitatori dell’ultima edizione di Arco. Non sono un matematico, ma questi numeri mi attraggono; 260 le gallerie presenti – 102 spagnole, 158 straniere di cui 16 italiane. Soltanto ArtColonia e la Fiac (Parigi) hanno avuto un numero maggiore di espositori: 270. Ma quanto a pubblico, Madrid le supera di 120.000 unità (dati de El periodico del arte).
Non è quindi una questione geografica, di centralità. E nemmeno di battage pubblicitario: certi eventi non ne hanno bisogno. Probabilmente è la fama raggiunta in 21 edizioni a far arrivare gente da tutto il mondo, quasi si trattasse di una Biennale di Venezia o di una Documenta di Kassel. E infatti alcune opere esposte si ritroveranno in queste manifestazioni.
Il giorno della vernice, a parte il Re, erano presenti i maggiori operatori del settore tra cui Octavio Zaya, co-commissario di Documenta XI e curatore di Fronteras, esposizione a latere della fiera inserita nelle Project Rooms: sale organizzate da Rosa Martinez, ormai “consolidate come una delle sezioni di maggiore richiamo della fiera. Per me che le ho dirette sin dall’inizio – continua la curatrice – è molto gratificante vedere come si siano convertite in uno spazio significativo di qualità tanto per artisti quanto per galleristi e critici”.
Tra le operazioni proposte dai critici in collaborazione con le gallerie, nella sezione Cutting Edge risulta propositiva la presenza degli italiani con Claudio Poleschi, Alfonso Artiaco, B&D e Raffaella Cortese.
Passeggiando negli immensi padiglioni s’incontrano inoltre la galleria Continua, Maggiore, Studio Guenzani, Photology, Trisorio, Artiaco, Torbandena. Lipanjepuntin (Trieste), sempre presente ai grandi eventi internazionali, rimarca la sua inconfondibile linea glamour.
Espacio minimo e Max Estrella si confermano tra le spagnole più in forma, e pure la Catalunya è saldamente presente con gallerie importanti: Cotthem, Joan Prats, Toni Tapies tra le altre.
In La parabla escrita, dedicata alle pubblicazioni, le riviste più seguite: B-Guided, Arte y parte, Lapiz e Arte iberica; tra quelle di casa Flash Art, FMR e temaceleste con le versioni “International” e quelle d’oltreoceano come Artforum, Art in America e Art Nexus per un totale di 29 stand.
Molte sezioni tra cui netspace@arco’02 che già da due anni prende in esame i nuovi linguaggi puntando l’attenzione sulla net-art.
Nazione invitata è l’Australia, in passerella con 14 gallerie e 6 riviste specializzate selezionate da Paul Greenaway; ha giocato sul fatto che non esistessero idee preconcette su quanto avviene in Oceania, dando un’immagine di un contemporaneo non figlio di quelli statunitensi e inglesi.
È un grande evento. Spettacolare, nel senso che sembra un paese dei balocchi dedicato al contemporaneo, e con tanta gente che ne usufruisce.
Ma è solo una fiera, dura un fine settimana e poi, come un circo, si sposta per il continente. Si rivedranno tutti a Basilea, a giugno, a mostrare – e magari anche vendere! – quanto di meglio hanno scoperto nell’ultimo periodo.
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silvio saura
[exibart]
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Che piacere risentirti, Silvio ...a parte il Re (ovviamente)