Categorie: Mostre

Per Sonia Kacem l’ornamento è forma pura: la mostra a Palermo

di - 14 Maggio 2026

Per i siciliani, “azzizzàrsi” equivale a offrirsi nella propria luce migliore, facendo emergere una parte di sé costitutiva ma latente; così come il termine arabo ʿazīza indicava un tesoro, qualcosa di splendente. Con la personale Azizti di Sonia Kacem (Ginevra, 1985), ospitata a L’Ascensore e accompagnata da un testo di Carlo Corona, lo spazio espositivo di Palermo viene completamente riconfigurato come superficie ritmica. Le pareti si animano attraverso sequenze di segni ripetuti e sagome stilizzate. Attraverso processi digitali di ingrandimento e moltiplicazione, l’installazione espande nello spazio frammenti pittorici originati da schizzi ad acquerello ispirati a dettagli ornamentali e ambienti architettonici.

Parlare di ornamento significa considerare il parergon, ciò che eccede la funzione. Eppure, ciò che appare superfluo apre nuove possibilità di senso. L’ornamento astratto non rappresenta nulla e incarna una condizione sospesa, quella che Immanuel Kant definiva pulchritudo vaga: una “bellezza libera” senza scopo né destinazione.

Sonia Kacem, Azizti, veduta della mostra, L’Ascensore, Palermo, ph. Fausto Brigantino, Courtesy L’Ascensore

Kacem permette così all’elemento ornamentale di uscire dalla condizione di supplemento per diventare uno spazio autonomo della forma in cui agiscono colore, composizione e ritmo. Le figure si muovono tra astrazione e figurazione residua; la ricerca dell’artista svizzera, di origini tunisine, avviene nel dialogo tra modernismo astratto e la tradizione aniconica islamica. Alcune pennellate ricordano foglie di palma, altre corolle, altre ancora gusci spezzati o traiettorie spiraliformi. Nulla si stabilizza davvero in immagine: ogni forma resta sul punto di diventare qualcos’altro. L’ornamento, dunque, non è più un accessorio sensibile ma il luogo in cui si manifesta la forma pura, consentendo al giudizio estetico di emanciparsi dalla dipendenza dal dato sensibile.

Sonia Kacem, Azizti, veduta della mostra, L’Ascensore, Palermo, ph. Fausto Brigantino, Courtesy L’Ascensore

A Palermo viene sperimentata una serigrafia direttamente su parete, introducendo una variazione costante: nessun segno coincide perfettamente con il precedente e la ripetizione produce minimi scarti. Il supporto trattiene le tracce serigrafiche e rende visibile il tempo del gesto, come se ogni modulo decorativo conservasse memoria dello schizzo originario. Kacem lavora sull’ornamento come spazio autonomo della visione; non decorazione subordinata all’architettura ma struttura fluida capace di alterare la percezione dell’ambiente. La parete smette così di essere sfondo e diventa soglia: superficie porosa in cui interno ed esterno, carta da parati e facciata architettonica entrano in relazione continua.

Sonia Kacem, Azizti, veduta della mostra, L’Ascensore, Palermo, ph. Fausto Brigantino, Courtesy L’Ascensore
Sonia Kacem, Azizti, veduta della mostra, L’Ascensore, Palermo, ph. Fausto Brigantino, Courtesy L’Ascensore

Come sostiene Gilles Deleuze, la ripetizione appare come una «Differenza senza concetto»: non produce identità ma variazioni continue. Anche qui la serialità non si stabilizza in un pattern uniforme. Tra identico e differente, il modulo decorativo diventa un campo instabile di trasformazioni, in cui il segno dello schizzo ad acquerello si riattualizza ogni volta come traccia sempre altra, mai del tutto uguale a se stesso.

Sonia Kacem, Azizti, veduta della mostra, L’Ascensore, Palermo, ph. Fausto Brigantino, Courtesy L’Ascensore

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