Uncovered Rome
Ripensare il documentario archeologico alla luce dei linguaggi contemporanei, per intercettare nuovi pubblici – in particolare quello under 30 – attraverso una ibridazione tra racconto scientifico, narrazione audiovisiva e dinamiche proprie dei social media. Da questa premessa prende le mosse Uncovered Rome, nuova docuserie presentata ieri al Cinema Troisi di Roma. Prodotta dalla Soprintendenza Speciale di Roma e già presentata nei mesi scorsi alla Festa del Cinema di Roma, la docuserie, disponibile già su Prime Video, è articolata in quattro episodi e costruita attorno a una parola chiave: memoria culturale. Il progetto, ideato da Alessio De Cristofaro e diretto da Giulia Randazzo, mette la bellezza di Roma al centro ma evitando i percorsi più consolidati per concentrarsi su siti archeologici meno noti e su una dimensione più quotidiana e stratificata della città.
Al centro del racconto c’è un giovane content creator, interpretato da Giuseppe Lino, incaricato di documentare cinque luoghi poco frequentati della capitale per la propria community online. Un espediente narrativo che consente alla serie di muoversi su un doppio registro: da un lato la scoperta e l’approfondimento storico, dall’altro la costruzione di un racconto immediato, filtrato attraverso le logiche della comunicazione digitale.
È proprio su questo scarto tra autenticità e mediazione, tra esperienza diretta e necessità di tradurla in contenuto, che Uncovered Rome costruisce la propria specificità. Il progetto rinuncia a una narrazione rigidamente didascalica per aprirsi a una dimensione più orizzontale, in cui trovano spazio materiali d’archivio, interviste, testimonianze e il coinvolgimento diretto di cittadini e frequentatori dei luoghi. Non ci sono veri e propri “esperti” a guidare il racconto, piuttosto si segue una pluralità di voci che restituisce la complessità sociale e culturale dei siti indagati.
La scelta di lavorare senza copione rigido, lasciando agli interpreti margini di interazione reale, contribuisce a costruire una storia volutamente imperfetta, più vicina ai codici del racconto digitale che a quelli del documentario televisivo tradizionale. Ad accompagnare questa impostazione, la colonna sonora di Alessandro Librio.
Il progetto si inserisce in una strategia più ampia della Soprintendenza, orientata alla valorizzazione del patrimonio e alla sua riattivazione attraverso nuovi formati. In questo senso, la distribuzione su piattaforma come Prime Video consente alla serie di uscire dal circuito specialistico e di collocarsi in uno spazio di fruizione più ampio.
Più che offrire una mappa esaustiva della città, Uncovered Rome costruisce dunque una traiettoria parziale e situata, che invita lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra memoria, narrazione e contemporaneità. Da repertorio di monumenti, Roma emerge invece come organismo vivo, attraversato da riscritture continue.
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