Al via la fase operativa della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale, il programma di formazione e cooperazione messo in campo dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Mattei. Dopo i primi moduli online e una settimana di incontri a Roma, dal 27 aprile è entrata nel vivo la fase residenziale che, per un mese, porterà 23 professionisti del continente africano a lavorare all’interno di alcune tra le principali istituzioni museali italiane.
Promossa insieme alla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, l’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di diplomazia culturale, che individua nella formazione e nello scambio professionale uno strumento di costruzione di relazioni internazionali. I partecipanti, tra direttori, curatori, conservatori, archivisti e bibliotecari, provengono da 12 Paesi africani – Algeria, Angola, Congo-Brazzaville, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia – e sono stati selezionati dalle istituzioni culturali di appartenenza.
Il focus del programma, intitolato Managing Art Collections: from ancient to contemporary, è dedicato alla gestione, conservazione e valorizzazione delle collezioni, con un approccio che mette in relazione patrimonio archeologico e pratiche contemporanee. In questa fase, i partecipanti saranno ospitati in sei istituzioni distribuite sul territorio nazionale: il Museo delle Civiltà di Roma, i Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco a Civita Castellana. Qui prenderanno parte ad attività su collezioni, ricerca curatoriale e progettazione pubblica, sperimentando modelli operativi direttamente sul campo.
Attiva dal 2019, la Scuola si configura come una piattaforma stabile di scambio tra professionisti del patrimonio culturale, capace di mettere in relazione esperienze, metodologie e pratiche. L’obiettivo è rafforzare le competenze dei partecipanti, favorendo al contempo l’internazionalizzazione delle istituzioni italiane, coinvolte in un network in progressiva espansione.
Come sottolineato dal ministro Alessandro Giuli, il programma interpreta la cultura come «Elemento strategico nelle relazioni internazionali». Una linea condivisa anche dalla Scuola nazionale, che evidenzia il ruolo del sistema museale italiano come infrastruttura attiva nella cooperazione internazionale. La fase residenziale rappresenta il momento più concreto di questo processo, per la costruzione di relazioni professionali e istituzionali tra Europa, Mediterraneo e continente africano, destinate a proseguire oltre la durata del programma.
«Con questa iniziativa, giunta alla quarta edizione, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali conferma il proprio ruolo a supporto del Ministero della Cultura nella progettazione di programmi di formazione internazionale ad alto impatto. Il coinvolgimento di una rete ampia e qualificata di musei italiani testimonia la capacità del sistema culturale nazionale di operare in modo coordinato nella cooperazione internazionale e nella formazione specialistica, mettendo a disposizione competenze, pratiche e professionalità per la valorizzazione condivisa del patrimonio culturale», ha affermato Gerardo Villanacci, Presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali.
Il percorso si concluderà il 22 maggio a Roma, con un evento finale presso il Ministero della Cultura, che restituirà i risultati di questa edizione e ne rilancerà le prospettive future.
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