exibstoria – la fotografia VIII | Il gruppo fotografico ‘La Bussola’ | L’apogeo della forma e della luce

di - 21 Febbraio 2002

L’importanza che ha rivestito il gruppo fotografico “La Bussola” per la fotografia italiana a partire dal secondo dopoguerra trova difficilmente paragoni, eppure sono probabilmente tanti, ancora, a non conoscerne autori e immagini. A fondarlo ed animarlo, dal 1947, fu un cólto avvocato appassionate d’arte e, in particolare, di fotografia, Giuseppe Cavalli : Italo Zannier lo ha definito «un maitre à penser, che nella nostra piccola Italia è paragonabile a Stieglitz, anche per l’entusiasmo e la tenacia combattiva». Strinse attorno alla sua particolare idea di fotografia artistica dapprima Federico Vender e Mario Finazzi, già negli anni della guerra, poi Ferruccio Leiss e Luigi Veronesi. Nel maggio del 1947 fu pubblicato sul numero 5 della rivista Ferrania il loro manifesto; con esso, il gruppo tendeva a demarcare un netto confine tra la fotografia che avesse pretese artistiche e quella documentaria, sostenendo: «Chi dicesse che la fotografia artistica deve soltanto documentare i nostri tempi, ad esempio le rovine della guerra, o macchine ed uomini negli aspetti dell’attuale civiltà, commetterebbe lo stesso sorprendente errore d’un critico letterario che volesse imporre a pittori l’obbligo di trarre ispirazione solo da cose ed avvenimenti determinati solo da quelli, dimenticando l’assioma fondamentale che in arte il soggetto non ha nessuna importanza». Lo scoperto riferimento era all’estetica crociana, in cui Cavalli vedeva la possibilità per la fotografia di nobilitarsi avvicinandosi alla “sorella maggiore”, la pittura. Pur restando chiare le individualità, le immagini della Bussola si distinguono per il tono alto che ne fu la cifra stilistica nota anche all’estero, ovvero la delicata gamma di grigi chiari che caratterizza le composizioni di Cavalli e Vender, i nudi solarizzati di Finazzi, le astrazioni di Veronesi. Come ebbe poi a notare il raffinato critico Giuseppe Turroni, questo divenne però, per anni, il modello facilmente e acriticamente imitato nella fotografia di migliaia di fotoamatori che rimase «chiusa in se stessa», anche se ne uscirono anche autori come Giacomelli, allievo proprio di Cavalli. Dopo un periodo di oblio, dovuto forse proprio all’essere stata additata come simbolo dell’Italia provinciale ed estranea alle problematiche sociali, da qualche anno la Bussola è finalmente tornata ad avere il suo giusto riconoscimento.


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Daniele De Luigi

[exibart]

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