Categorie: Fotografia

Ancona Revisited: geometrie urbane e lingua interiore della città

di - 28 Aprile 2026

Uscendo dalla stazione ferroviaria di Ancona e avviandosi verso la Mole Vanvitelliana, si ha l’impressione che la strada sia tracciata con un righello. Due segmenti che in modo secco ti conducono a un edificio altrettanto squadrato, sospeso sull’acqua e circondato da imbarcazioni. Solo un Cavallo di Mimmo Paladino – che si staglia dalla Mole fissandoti mentre ti avvicini all’edificio – interrompe la grammatica geometrica svettando con una sua inconfondibile morbidezza di forme, oblungo e rossiccio. Dentro la Mole, dal 18 aprile al 14 giugno 2026, è allestita Ancona Revisited, una mostra che affianca le fotografie di Massimo Baldini e i versi di Franco Scataglini.

Installation view, “Ancona Revisited”, Massimo Baldini, 2026, Mole Vanvitelliana (Ancona), courtesy arch. Fabio Pandolfi

Quelle stesse geometrie un poco spigolose le si ritrova nelle fotografie di Baldini. I cieli, nelle fotografie, sono sempre bianchi, ma l’azzurro del cielo e del mare anconetano lo si ritrova in un’esplosione di azzurro che invade l’esposizione a partire dal suo allestimento. Le fotografie di Baldini indagano la città e la raccontano con delle composizioni dall’impronta fortemente architettonica, con la forza silenziosa di linee che tagliano la scena, con tensioni che mettono in dialogo le linee verticali e orizzontali. Una geometria che non richiama lo scorcio da cartolina, ma qualcosa di più ostinato e meno celebrativo. Una fotografia che guarda al dettaglio anche nello sguardo più ampio, che affiora dall’abitudine, dalla ripetizione quotidiana.

Massimo Baldini, Occhi di menta, 2024

Baldini, nato e cresciuto ad Ancona, ha passato molti anni lontano dalla città e solo di recente ha ritrovato questo legame: Ancona Revisited è il racconto di quel ritrovamento, un ritorno che, come suggerisce il titolo, si nutre di ricomposizione e rilettura. Le fotografie – trentasei grandi formati su tessuto blockout che dominano la sala e cinquantanove stampe più piccole su carta fine art – scelgono una luce diffusa e colori quasi smorzati. Baldini, che neutralizza il cielo affinché le nuvole drammatiche o un sole protagonista non rubino l’attenzione alla forma delle cose, al loro peso, fa sì che la presenza dei soggetti nella luce ordinaria di un giorno qualunque appaia al centro della scena in ogni aspetto. Non c’è teatralità, la luce non taglia né enfatizza. Un traghetto di notte, un molo deserto, uno scorcio di cupola, una scala che curva. Il tema della soglia, della frontiera, incontra quello del mare. Le navi popolano gli scatti, imponenti come fossero architetture del paesaggio. E la figura umana quasi sembra non far parte dell’ambiente, trasmettendo l’idea di una stridente incontaminazione di uno spazio in cui, però, il passaggio dell’uomo è sempre prepotente.

Massimo Baldini, Bitta, 2025

Su questo tessuto visivo così composto si innestano i versi di Franco Scataglini, poeta protagonista della grande stagione neodialettale italiana che ha fatto di Ancona il proprio centro di gravità. Il suo dialetto – o meglio, la sua neolingua, come la definiscono i critici – è il frutto di una commistione tra l’anconetano e una lingua lontanissima impregnata di arcaismi, che subiscono l’eco di una poesia che dal Duecento risale fino al Quattrocento. L’impronta geografica ed esistenziale di una vita intera trascorsa nella città si ritrovano nei suoi versi – «m’ha seminato ‘ll vento / in tra le mure antighe: / un arboro me sento / qui davanti a ‘ste righe» – come chi la città non la abitava solo dall’interno, ma la attraversava con il corpo, come lui stesso ha raccontato in un’intervista ora raccolta nel video di Stefano Meldolesi che accompagna la mostra: quarantatré minuti che tracciano un dipinto della figura del poeta e che puntano un faro sul suo approccio alla parole e alla città.

Installation view, “Ancona Revisited”, Massimo Baldini, 2026, Mole Vanvitelliana (Ancona), courtesy arch. Fabio Pandolfi

«Scataglini ci ha consegnato una lingua interiore della città, capace ancora oggi di parlarci con forza e verità. Per questo il suo contributo dentro la mostra non è un semplice omaggio, ma una chiave essenziale di lettura, che rende questo progetto ancora più prezioso nel percorso culturale che Ancona sta costruendo verso il 2028», ha affermato Marta Paraventi, Assessore alla Cultura.

Massimo Baldini, Guasco, 2025

I versi di Scataglini e le fotografie di Baldini si muovono in uno spazio privo di gerarchie. I venti pannelli con le poesie scelte dialogano con le immagini secondo una logica di risonanza, senza fungere da didascalia. Il fotografo coglie la linea, il porto, la scalinata, la lanterna solitaria; il poeta porta quella stessa lanterna verso qualcosa che non si vede: «qui, l’ultima lanterna, / el punto estremo». La geometria delle fotografie diventa, attraverso i versi, una geometria interiore.

Massimo Baldini, Rupi di gallina, 2025

Il progetto di Ancona Revisited si inserisce nel più ampio percorso di Italia Revisited, un lavoro di lungo periodo curato da Baldini e incentrato sulle trasformazioni del paesaggio italiano, che ha attraversato Bologna, Ravenna, Friburgo e Rheinfelden. La tappa di Ancona ha sicuramente lo sguardo privilegiato del fotografo che si muove nei suoi spazi.

La città cambia: non è quella in cui scriveva il poeta, e non rimane la stessa nei dieci anni della documentazione di Baldini; questa trasformazione, però, diventa parte integrante del senso del lavoro, tra la città del ricordo e la città del presente, tra Scataglini che scriveva e Ancona che adesso guarda le sue stesse fotografie.

Massimo Baldini, Mandracchio, 2023

La Mole Vanvitelliana incornicia un allestimento che deve misurarsi con uno spazio esigente. Alterna grandi formati, che tengono il confronto con le pareti, alla sequenza più intima delle stampe medio-piccole, fino al video che invita a fermarsi. Uscendo, ci si ritrova a guardare la città con occhi leggermente diversi. E sembra di sentire le parole di Scataglini: «io tieno la via dritta / che va dal core al detto / come nave a la bitta / come desio a l’ogetto».

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