Exposed Torino Photo Fesetival, Cancellata Giardino Storico Palazzo Dal Pozzo della Cisterna. © Sofia Valabrega
Torino è insorta all’insegna dell’arte e della fotografia con la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival. Raggiungendo oltre 5000 persone nei primi quattro giorni inaugurali, il percorso espositivo diffuso ha collegato alcune delle principali istituzioni culturali torinesi e incluso numerosi spazi dell’arte e della cultura, anche indipendenti. Attraverso il potere visivo delle immagini il festival affronta tematiche come la metamorfosi, l’empatia, la ciclicità della vita, il cambiamento e molte altre questioni. La fotografia si potrebbe considerare come il mezzo artistico che meno si distanzia dall’oggettività delle cose per la sua capacità di cogliere attimi fugaci alla possibilità di rappresentare anche costruzioni alterate della realtà, senza mai prescindere dalla realtà stessa.
Il festival invita a guardare dentro di sé, oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, ciò che è in superficie e ciò che rimane nascosto. Mettersi a nudo è infatti il titolo di questa terza edizione, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e promossa dalla Cabina di Regia della quale fanno parte Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino.
Quest’anno il festival è partito simbolicamente da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, rafforzando la vocazione di Torino come città della fotografia. Oltre alla mostra già inaugurata di Edward Weston, presenta nella sua project room Toni Thorimbert. Donne in vista, a cura di Walter Guadagnini. La mostra era nata da un’idea di Luca Beatrice, lo storico dell’arte, curatore e professore torinese scomparso lo scorso anno, a cui la comunità artistica della città di Torino era molto legata. Il progetto, interamente dedicato alla figura femminile, è rivisto in bianco e nero tra ritratti e scatti realizzati da Toni Thorimbert in oltre trent’anni di carriera. Per questa occasione, volti noti di personaggi famosi appaiono come ospiti a sorpresa, come in uno show televisivo.
Le Gallerie d’Italia ospitano la mostra personale di Nick Brandt, un progetto di grande impatto capace di illuminare anche solo per alcuni scatti comunità invisibili e far riflettere su tematiche importanti, come il cambiamento climatico. Nello spazio sottostante, nella grande sala immersiva, in occasione di Exposed è stato proposto un tema spesso sottovalutato ma universale: la fine di una relazione. Con la mostra Replaced, a cura di Brandei Estes, la fotografa Diana Markosian utilizza l’autofinzione, ricostruendo in un film una relazione segnata da fragilità, romanticismo e dall’incertezza della fine.
Non solo le grandi istituzioni hanno partecipato al festival: anche spazi espositivi indipendenti come Quartz Studio, Almanac Inn, Cripta 747, Witty Books, Mucho Mas! e Jest, uniti in una mostra collettiva dedicata alla metamorfosi. Da Quartz Studio, Anna Orłowska ha indagato una storia personale dell’artista e della sua famiglia, intrecciando un racconto tra l’antico villaggio di Sandowitz in Polonia e le comunità scomparse del luogo. Una tenda diventa il supporto fotografico, immersa nella terra dell’antico villaggio e trasformata dalla cromia rossastra di un terreno ricco di minerali della zona industriale, contribuendo a creare uno spazio che diventa un racconto potente tra rinascita, ciclicità e tempo che scorre.
Da Almanac Inn viene svelato lo strato più sensibile, mettendo a nudo la fragilità con la mostra E non dono celeste di Cristina Lavosi. Attraverso un film e un’installazione audiovisiva, l’artista critica le costruzioni dominanti proposte dalle istituzioni in una performance corale che invoca nuove regole e consapevolezze. Mentre da Mucho Mas! la metamorfosi di Claudia Amatruda, con Hypersea, immagina nuove forme di evoluzione e ibridazione tra umano, animale e artificiale.
I portici di Piazza San Carlo restituiscono immagini dal sapore metafisico di De Chirico, in ambientazioni popolate da due figure circensi realizzate da Paolo Ventura. Le immagini sono ispirate dall’archivio fotografico di una coppia di acrobati italiani attivi negli anni Trenta, in un equilibrio tra la professione e la relazione dei due circensi.
Nella Cripta di San Michele Arcangelo il festival mette a nudo il Frankenstein contemporaneo interpretato da Yorgos Lanthimos, con una serie di scatti dal film Poor Things (2023). Al centro degli scatti vi è l’attrice Emma Stone, portando il cinema nelle sale espositive e osservandolo da un nuovo punto di vista.
Il programma di Exposed è ricco e articolato, con mostre e appuntamenti fino al 2 giugno. Ma fuori dalle righe della programmazione ufficiale del festival sono stati presentati ulteriori progetti espositivi, come la mostra Sometimes I Get Goosebumps di Anouk Chambaz, a cura di Gheddo nello spazio dedicato alla video-arte di Recontemporary. In mostra tre differenti video si intrecciano, narrando un viaggio crepuscolare lungo il confine italo-sloveno, accompagnato da una ninna nanna che rievoca memoria, luogo e perdita e due parallele riflessioni tra natura e artificio, conservazione e intervento.
Anche questa edizione di Exposed è un regalo alla città di Torino, che attraverso la fotografia e il suo potere narrativo e persuasivo scardina paradigmi di pensiero obsoleti e apre a nuove storie e visioni, mettendo a nudo pensieri e questioni nascosti o dimenticati nella vita ordinaria.
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