Categorie: Fotografia

Gli intrecci di Richard Avedon, a Milano

di - 5 Ottobre 2022

Rebecca Senf, la curatrice della mostra dedicata a Richard Avedon (1923-2004), geniale fotografo di moda, promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale con Skira in collaborazione con il Center for Creative Photography di Tucson, Arizona, la Richard Avedon Foundation e Versace come main patner e Vogue Italia, in centosei immagini racconta gli oltre sessant’anni di carriera di un maestro della fotografia, del ritratto, empatico e imprevedibile.
Dopo 27 anni Avedon torna a Milano con una mostra intitolata “Richard Avedon Relationships” (fino al 29 gennaio ), tutt’altro che scontata, perché ogni foto è la testimonianza di un incontro, di un vissuto, di una relazione tra il fotografo e il soggetto ritratto. Il percorso espositivo si snoda in dieci sezioni da fluire con calma, in cui ogni dettaglio rivela una personalità, che oltre agli scatti iconici, mostra lo sguardo “fisiognomico” di Avedon, dentro i cambiamenti, stili e tensioni che hanno attraversato il Novecento. Avedon è un ritrattista amante del bianco e nero, unico nel cogliere l’intimità dei personaggi scolpiti nel biaco e nero che ha introdotto il dinamismo negli scatti glamour dagli anni Cinquanta nella moda e cultura dell’immagine.


Richard Avedon, Carmen (homage to Munkácsi), coat by Cardin, Place François-Premier, Paris, August 1957; © The Richard Avedon Foundation

Incantano i primi scatti di moda, come la supermodella Suzy Parker al Cafè des Baux –Arts di Parigi mentre gioca a flipper, e qui non poteva mancare Dovima in abito da sera Dior Cirque d’Hivere, Parigi, 1955, in posa plastica come una dea dell’Olimpo ritratta tra due elefanti. Sunny Harnett la vediamo pronta a puntare alla roulotte, Audry Hepburn al bancone di Maxim’s a Parigi, c’è Marella Agnelli con un lunghissimo collo alla Modigliani. Riconosciamo molte top model con cui Avedon lavorò intensamente da China Machado a Jean Shrimpton, a Penelope Tree a Twiggy e Veruska e molte altre. Tra queste veneri di raffinata eleganza, sorprende la fotografia di Mary Watts, un’operaia e sua nipote Tricia Steward del 1979. Merita attenzione la sezione dedicata ai ritratti degli esponenti americani per i diritti civili e ai membri del Congresso americano, questi ultimi confluiti nel portfolio The Family, realizzato nel 1976 per la rivista Rolling Stone, che documentava l’élite del potere politico statunitense Superate le due sale dedicate agli esordi di Avedon, si entra nella parte più densa della mostra, dove sfilano personaggi famosi del Novecento, fotografati su fondo bianco per eliminare potenziali elementi di distrazione e valorizzare l’espressività dei volti, i gesti delle star del cinema, dei politici, fino agli scienziati e intellettuali da Truman Capote, immortalato più volte a Allen Ginsberg a financo del suo amante Peter Orlovsky, ritratti nudi con naturalezza. Cercate la fotografia del 1947 che ritrae un bambino vicino a un albero, scattata a Noto, in Sicilia, qui troverete l’intenzione dello sfondo bianco che distingue le fotografie di Avedon.
A partire dal 1969, Avedon introduce lo sfondo bianco, che gli consentiva di eliminare i potenziali elementi di distrazione di un set fotografico per enfatizzare, la posa, l’espressione e i gesti dei personaggi ritratti.


Richard Avedon, Nastassja Kinski, Los Angeles, California, June 14, 1981 © The Richard Avedon Foundation

Un esempio è la fotografia del 1981, scelta coma manifesto della mostra milanese, che ritrae una giovanissima Natassia Kinski, nuda, sensualmente distesa sul pavimento e abbracciata da un serpente. Avedon lavorava principalmente con una fotocamera di grande formato, riprendeva i suoi soggetti da vicino affinché occupassero un’ampia sezione dell’inquadratura , con il fine di valorizzare l’iterazione tra la figura e vuoto, tra corpo e spazio , tra forma solida e potere del bordo. Di Avedon stupisce la capacità di cogliere i dettagli del volto, come ad esempio, nella fotografia della scultrice Louise Nevelson, New York, 13 maggio 1975, allora settantacinquenne, con ciglia pesantemente ricoperte di mascara, capelli cortissimi, dallo sguardo avvero intenso. Fermatevi davanti alla gigantografia del filosofo Isaiah Berlin, fotografato da vicino, tanto che si possono contare i pori della pelle. C’è il ritratto sbigottito di Robert Oppenheimer, l’inventore della bomba atomica, sfida lo spettatore il giovane Rudolf Nureyev, fotografato appena scappato dall’Urss, è indimenticabile il ritratto di Pablo Picasso e quello dello scienziato marino ed esploratore Jacques Cousteau. Tra gli altri personaggi, c’è il Dalai Lama, Bob Dylan, Michelangelo Antonioni, Sofia Loren, una tenerissima e insolita Marylin Monroe e due ritratti di Andy Warhol, in cui l’artista mostra a Avedon le sue cicatrici da arma da fuoco  dopo essere sopravvissuto a un tentativo di omicidio.


Richard Avedon, Malcolm X, Black Nationalist leader, New York, March 27, 1963; © The Richard Avedon Foundation

L’ultima sezione è incentrata sulla collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera /estate 1980, che rappresenta l’esordio dello stilista italiano. Fino a quella della collezione primavera estate 1998, la prima firmata da Donatella Versace. Sono foto a colori che svelano la complicità di sguardo tra Avedon e Gianni, condividevano la stessa visione di eleganza e di stile. Sono uniche le immagini di modelle che sembrano volteggiare nello spazio come danzatrici, in cui corpi e tessuti disegnano coreografie affascinanti, autentiche opere d’arte che vanno oltre la fotografia di moda.

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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