ph. Mark Steinmetz
Non esiste forma di pensiero che non si rapporti allâimmagine. In altre parole il pensiero o è immagine o non può esistere. Lo sosteneva Aristotele e lo ribadisce oggi la fotografia che, fin dalla sua nascita, si è qualificata come laboratorio di pensiero a cielo aperto ma anche pratica di produzione e costruzione delle immagini. Fotografare un soggetto è qualcosa di piĂš di descriverlo, equivale a ripensarlo. Riprodurre il paesaggio, in particolare, vuol dire non semplicemente trascriverlo ma immaginarlo, ridefinirne le sembianze in vista dei cambiamenti futuri. Un lavoro necessario che tiene conto dellâautentica identitĂ del paesaggio: esso è relazione, non solo perchĂŠ vi si incontrano uomo e natura ma anche perchĂŠ in esso insistono gli uomini come corpo sociale. Ă in questa socialitĂ che vive il paesaggio; esso non si guarda ma si vive, si esperisce nellâattraversamento. Su questa idea di passaggio come esperienza fondamentale per decodificare il territorio è basato âTransizioniâ, progetto di ricerca sulla fotografia e sul paesaggio rivolto alla promozione della fotografia dâautore e alla costruzione di unâidentitĂ visiva della Puglia attraverso il recupero, la produzione e la diffusione del suo patrimonio visuale. Diretto da Stefania RĂśssl e Massimo Sordi dellâOsservatorio OMNE di Castelfranco Veneto, il tema dâindagine del progetto è stato âNatureâ. Il termine è declinato al plurale ad indicare al tempo stesso lâeterogeneitĂ del paesaggio e le molteplici possibilitĂ di percepirlo.
Nato dalla sinergia di tre associazioni attive da diversi anni nellâambito delle arti visive â ArgentoVivo, FAC, LAB â Laboratorio di Fotografia di Architettura e Paesaggio â il progetto è durato un anno tra percorsi di residenza, workshop e talk. Svoltisi in modalitĂ a distanza tra maggio e luglio dello scorso anno, i talk hanno coinvolto fotografi come Guido Guidi, Fabio Barile e Marina Caneva e intellettuali come Emanuele Coccia (le registrazioni sono disponibili sul canale youtube di Transizioni). Il workshop, invece, tenutosi a settembre, prima a Castelfranco Veneto e poi a Lecce, è stato condotto dai fotografi Mark Steinmetz e Irina Rozovsky, scelti dagli organizzatori proprio per il loro lavoro fondato sul rapporto tra uomo e natura. Il lavoro dei partecipanti si è concentrato sul concetto di natura partendo dallâosservazione del territorio leccese, in particolare di tre macro-aree ben definite del territorio urbano: lâarea compresa tra la parte retrostante la Stazione Ferroviaria, le cave di Marco Vito e la foresta Urbana; la periferia nordest, caratterizzata dalla presenza del carcere di massima sicurezza e dal borgo e dalle cave di San Nicola; la costa leccese, lunga 22 km, comprensiva di insediamenti abitativi alternati ad aree boschive e naturalistiche. Dallâindagine condotta sul territorio è derivata unâampia riflessione sul paesaggio contemporaneo, sulle sue potenzialitĂ e sulle sue criticitĂ . I risultati di questo intenso lavoro condotto sul campo sono visibili oggi, fino al 19 aprile, nella mostra âTrue places never areâ allestita a Lecce, negli spazi espositivi del Convitto Palmieri.
Lâallestimento, minimale e ben congegnato, ruota attorno ad un tavolo di lavoro su cui, in una mappa ideale, sono esposti alcuni degli scatti realizzati dai fotografi invitati durante il loro periodo di residenza. Oltre alle fotografie di Mark Steinmetz e Irina Rozovsky sono presenti anche quelle di Sasha Arutyunova, Sebastian Collett, Giammario Corsi, Odette England, Claudio Majorana, Gabriele Rossi, tutti fotografi ospitati in residenza. Il percorso è completato dalle videoproiezioni dei talk e da una selezione video di immagini dei fotografi coinvolti nel workshop (Marco Battezzati, Tim Brown, Andrea Carmineo, Corrado Catania, Cristina De Paola, Emilio Fedele, Tommaso Mola Meregalli, Danilo Scarpati). Il fine ultimo degli organizzatori è quello di restituire in mostra lâidea di work in progress. Per questo le strutture che accolgono foto e video sono realizzate in ferro e legno, materiali rispettosi della natura. Ordinata in venti quadranti che rappresentano, attraverso ideali porzioni di territorio, una geografia immaginaria, la mostra propone lâidea di un paesaggio inedito di Lecce, esibendo differenti layer tra naturale e artificiale, gli uni alternati agli altri.
La mostra è curata da ArgentoVivo, FAC e LAB, in collaborazione con OMNE-Osservatorio Mobile del Nord Est, con il sostegno della Regione Puglia (Programma Straordinario 2020 in materia di Cultura e Spettacolo) e con la partnership del Polo Bibliomuseale di Lecce, del Comune di Lecce, del Dipartimento di Storia, SocietĂ e Studi sullâUomo dellâUniversitĂ del Salento e di Commedia srl.
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