Categorie: Fotografia

Le “Storie di strada” di Letizia Battaglia a Milano

di - 24 Dicembre 2019

Amante della vita, assetata di esistenza e al contempo fiera, combattente e risoluta: questa per difetto la personalità di Letizia Battaglia, due nomi che possono considerarsi la sintesi di una vita coraggiosa, per dirla alla latina due nomen omen che attagliano perfettamente a una persona straordinaria nella sua umanità ed eccezionale nella sua semplicità, doti trasmesse nelle fotografie. Non scatti di una macchina, ma momenti di vita colti con gli occhi del cuore e dell’intelletto: ‘camere oscure’ del piacere di vivere.

Palermitana (1935) con tre figlie, una delle prime fotoreporter italiane, professionalmente Letizia è figlia di Milano – “la città del sud più grande d’Italia” – dove arriva a 36 anni con una valigia piena di determinazione e voglia di realizzare il sogno di diventare giornalista, ma la realtà è una ‘muraglia cinese’ e poi tutte le porte cui bussa con articoli chiedono perentoriamente anche le foto: così nasce la fotografa, una persona per cui la professione è vita quotidiana e impegno morale e civile, a volte sul filo del rasoio della vita, soprattutto per e nella sua Palermo di cui si sente figlia e madre.

Attraverso gli scatti di Letizia Battaglia si compie “Una passeggiata nella sua vita”

Una coincidenza che si coglie piacevolmente non solo sentendola parlare senza retorica, ma anche attraversando le sale dell’imperdibile retrospettiva Storie di strada che la città di Milano insieme a Civita Mostre le dedica a Palazzo Reale (dal 5 dicembre al 19 gennaio) con più di 300 fotografie (tutte provenienti dall’archivio di Letizia Battaglia con la curatela di Francesca Alfano Miglietti che, come sostiene con umile riconoscenza la nostra fotografa, ha fatto ordine nel suo ‘disordine’) con cui si attraversa la sua esistenza non alla ricerca della mera e vuota bellezza, ma del vero che nella sua icasticità assume una magnificenza, un fascino incantato e una dolcezza poetica stupefacenti.

Una passeggiata nella sua vita con un’umanità sofferta soprattutto al femminile testimoniata dal quotidiano di una miriade di esseri umani: tanti umili in assoluta povertà di mezzi e affetti come bimbe – in cui Letizia bambina ricerca se stessa – dai grandi occhi tristi impegnate in lavori ‘da grandi’ o con in mano un pallone e lo sguardo di chi ha patito, donne alla ricerca di un’emancipazione spesso attraverso la sigaretta… e altrettanti personaggi importanti che in genere hanno scelto di essere e non di apparire come per esempio Pasolini «che era quello che io volevo essere» e ancora lutti e stragi che hanno moltiplicato il desiderio di pulizia morale. Anche Letizia Battaglia è quello che attraverso il maturarsi del divenire quotidiano ha voluto e vuole essere!

Non meravigliano riconoscimenti, premi ed esposizioni nazionali e internazionali per la sua attività non solo nella fotografia, una sorta di terzo occhio da promuovere come disciplina, ma anche nel teatro, nell’editoria…

Una fortuna incontrarla tramite i suoi ‘scatti-emozioni’ quasi sempre in bianco e nero e testimoni di vite in varie parti del mondo, essenziale racconto di sé, e il casuale colloquio lontano dal clamore di conferenze e domande a cascata per chiederle mano nella mano il suo senso della vita e sentirsi rispondere che è dato dal piacere delle piccole cose!

Letizia Battaglia, La bambina con il pallone, Quartiere La Cala, 1980, Palermo © Letizia Battagliamore
Letizia Battaglia, Donna che fuma, Catania, 1984 © Letizia Battagliamore
Letizia Battaglia, Vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer, 1982, Palermo © Letizia Battagliamore
Letizia Battaglia, Franca Rame durante lo spettacolo di burattini alla Palazzina Liberty, 1974, Milano © Letizia Battagliamore
Letizia Battaglia, Il Tempio di Segesta, 1986©Letizia Battagliamore

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