Categorie: Fotografia

Sicilia 1966/2008: le feste religiose viste da Gianni Berengo Gardin

di - 25 Giugno 2024

«Sono solo un testimone di quello che vedo, cerco di essere il più obiettivo possibile. Cerco di fotografare la realtà perché per me l’importanza della fotografia è proprio questo: la documentazione, la testimonianza, far vedere come eravamo in quel momento». Gianni Berengo Gardin indaga la società e l’uomo in tutte le sue sfaccettature, dal momento in cui ha impugnato per la prima volta la fotocamera, negli anni ‘50. Lui stesso ci tiene a precisare che l’impegno del fotografo non dovrebbe essere artistico ma anche civile. Nel corso del tempo ha realizzato una vasta quantità di lavori che hanno assunto la connotazione di indagini sociali.

Tra i lavori più significativi in tal senso, il libro Morire di Classe, una documentazione fotografica sulle condizioni dei manicomi in Italia negli anni Settanta. Il reportage, condotto insieme a Carla Cerati, venne realizzato per evidenziare la questione drammatica degli ospedali psichiatrici, posta in risalto in quel periodo da Franco Basaglia, da cui poi prenderà il nome la famosa legge del 1978. Un altro lavoro cardine della produzione di Berengo Gardin è il reportage Venezia e le grandi navi, realizzato per reagire alla minaccia rappresentata dalle mastodontiche navi da crociera che ogni giorno attraversano il Canale della Giudecca, nella sua amata città.

Berengo Gardin è un fotografo prolifico, ha pubblicato più di 200 libri e non si occupa solo di denuncia sociale ma si è spinto a indagare l’umanità in tutte le sue declinazioni. Nel corso della sua carriera si è dedicato a progetti autonomi, in base al suo interesse, senza necessariamente seguire una commissione. Ed è proprio il caso delle feste religiose in Sicilia, un reportage realizzato di sua iniziativa. Berengo Gardin è un esploratore, come lo definisce Franco La Cecla, e con la sua maestria è riuscito a inserirsi armoniosamente nella danza della vita e delle tradizioni che caratterizzano le città del Sud.

Gianni Berengo Gardin, Sambuca di Sicilia (Agrigento), 1987

Quello che emerge dalle immagini nel libro Sicilia 1966/2008, edito da Humboldt Books, è infatti la compenetrazione fra le feste religiose, tradizione e vita quotidiana. Ad accompagnare le foto e il testo di Gianni Berengo Gardin, le parole dall’amico Ferdinando Scianna, anche egli fautore di immagini relative ai riti religiosi siciliani, e dell’antropologo Franco La Cecla.

Gianni Berengo Gardin, Sambuca di Sicilia (Agrigento), 1987

Berengo Gardin si è dedicato a questo progetto in un arco di tempo molto dilatato, dal 1966 al 2008, avendo così l’opportunità di realizzare un reportage completo ed esaustivo. Tutto si integra perfettamente, come la vecchia bottiglia di Fanta incastonata fra le statue di Madonne e Santi in contemplazione e coperti da una patina di polvere o come i cartelloni delle elezioni che fanno da sfondo a due bambini intenti a indossare maschere per una festitivtà.

Gianni Berengo Gardin, San Fratello (Messina), 1991

Le foto sono anche espressione delle fatiche e sofferenze della vita: i corpi si stringono per poter sopportare il peso delle statue portate in processione, a simboleggiare il fardello degli affanni che ognuno di noi porta con sé quotidianamente. Tutto sembra essere nel posto giusto, statue e persone sembrano convivere in perfetta armonia, l’occhio partecipativo e vigile del fotografo ci restituisce l’attenzione che il popolo siciliano pone ai riti pasquali e al lutto. L’intento di Berengo Gardin è trasmettere l’aspetto sociale e privato delle festività, non restituirne un aspetto folcloristico e standardizzato. Si tratta di una fotografia del popolo, delle folle, ricolma di umanità.

Gianni Berengo Gardin, Trapani, 1991

Per il fotografo la presenza dell’uomo nelle foto è segnante:nell’immagine, la componente umana, più o meno evidente, deve essere comunque sempre presente. I volti solcati dalle fatiche e dalle peripezie della vita sembrano fuoriuscire dalla foto, gli sguardi contemplativi rivolti al cielo sono assimilabili a quelli delle statue stesse. Le espressioni inoltre vengono messe in risalto anche dalla modalità di scatto in bianco e nero, cifra stilistica di Berengo Gardin, che accentua il pathos dei tratti.

Gianni Berengo Gardin, Trapani, 1991

Se oggi possiamo godere delle foto presenti in questa nuova pubblicazione è grazie alla cura che Berengo Gardin riserva all’archivio personale, che conta oltre un milione di foto. L’autore infatti sostiene che avere un archivio permette al fotografo di ritornare, anche dopo anni, su alcune foto che inizialmente sembravano non essere valide. «L’archivio è come il buon vino, negli anni migliora», spiega.

Gianni Berengo Gardin, Sicilia 1966/2008, Italiano, inglese, Brossura, 80 pagine, booklet in aletta, b/n, 17 x 21 cm 2024 ISBN 9791280336224

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