Un disegnatore fantasioso e originale. Uno spazio di Udine che si occupa di cinema e che organizza da anni il Far East Festival (luogo d’incontro d’elezione per i cinefili del Belpaese), e che è saputo crescere con l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni. Una nuova sede, il Visionario, in origine una scuola in stile razionalista realizzata durante il Ventennio, ora restaurata –senza essere snaturata– con piglio anticonformista secondo le mutate esigenze. Giocosi poster cinematografici ridipinti e rimaneggiati da Gianluigi Toccafondo decorano oltre cento metri quadrati di pareti dell’atrio principale. Sono questi gli ingredienti del cocktail interessante e che si beve tutto di un fiato. A cominciare da Bau.
Bau è il suo soprannome. Di lui infatti dicono che gli manca la parola. Ed è vero. Ma questo è un pregio, perché le suggestioni visive create da Guido Scarabottolo solleticano intensamente anche il più pigro degli osservatori. Nato nel 1947 vicino Milano, è da anni attivo come illustratore e collabora con i principali quotidiani italiani e americani nonché con case editrici e riviste letterarie e di architettura. Una parete intera è occupata dalle sue tavole (che scopriamo sorprendentemente essere realizzate interamente al computer). I colori sono limpidi, leggeri e talvolta malinconici. Il tratto è naïf, asciutto e sintetico, con segni a matita e carboncino mai accademici. Ed una in fila alle altre le immagini di una vita passata a disegnare.
È questa infatti la Sindrome che porta il suo nome: è la storia di chi elabora e manipola i contenuti visivi creando spartiti surrealisti spiazzanti e contraddittori, dando sfogo alla voglia di far circuitare la logica, tra animali e oggetti quotidiani, omini curiosi ed uno scaffale “stanco” che si appoggia in una sedia (riprodotti anche in sculture metalliche e mobili di legno presenti in mostra). Ma oltre questo c’è un romanzo che riordina narrativamente l’anarchia delle immagini. Un romanzo (Una vita) costruito selezionando illustrazioni nate per altre esigenze e che sono state risemantizzate in un intreccio narrativo scritto ad hoc da Giovanna Zoboli. L’effetto è quello piacevole di un melting pot spiazzante, metafisico, che racconta le vicende di un uomo –in mezzo a ex mogli, una madre, un angelo, dei colleghi ipocriti– che denuncia la propria scomparsa o, meglio, il proprio smarrimento. E se la vicenda di questa graphic novel sarà sciolta imprevedibilmente, la sensazione è quella, piacevole, di essere stati presi per il naso.
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daniele capra
mostra visitata il 1 giugno 2005
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