Adagiate sulla parete di fondo della galleria, porzioni di rettile dalle forme inusitate introducono immediatamente nel mondo dell’artista. Di che mondo si tratta? Collages ed installazioni che traggono origine da tante ricerche della prima metà del Novecento, in primis quelle realizzate da Marcel Duchamp e dai Dadaisti. E così, tra ready-made e ironici non sense, Beppino De Cesco crea l’alligatore che diventa cintura in pelle, ma anche singolare e pratico appendiabiti metallico. Oppure una lavagna con zerbino che assume, invece, l’aspetto di spazio cosmico nel quale si muove incerta la fiamma
Dal rettile al ciclo dell’esistenza, sono molte le tematiche trattate, ognuna con lo scopo di coinvolgere visivamente ed emotivamente lo spettatore, di farlo interagire con l’opera d’arte. Come nel dipinto ad acrilico dove un pescecane, dalla forma di cane, invita il visitatore a tirare la linguetta di latta che nasconde la protuberanza della pinna; o la panchina-slitta che sembra fatta apposta per accogliere chi guarda o la ruota di bicicletta che invita insistentemente al gioco di farla girare sui cardini.
La provocazione iniziale si muta gradualmente in interpretazione di simboli chiave quale il cerchio, ricorrente nella figura della giovinetta con bastone, nella mela inserita in una nicchia di carta a forma di sfera o nella semplice
Unico filo conduttore dei lavori di De Cesco sembra essere la natura, da semplice strumento nelle mani dell’uomo ad essenza imperscrutabile in grado di dettare le leggi del mondo. Ed è emblematica, a questo proposito, la testa di una papera gialla intento a deglutire un elicottero militare.
Così l’artista pare concedere grande attenzione all’impatto visivo, al potere ipnotico di immagini e figure non comuni, dove il fare dell’assemblaggio finale predomina di gran lunga sull’essere dell’idea originaria.
marta di benedetto
mostra vista il 23 ottobre 2004
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