Tavole rotonde del diametro di un metro e mezzo con uomini stilizzati, ricorrenti croci latine in varie tinte, un’automobile con un cuoricino rosso. Colori piatti, seppure copiosamente distribuiti sulla superficie fino a trasformarla, talvolta, in rilievo.
Sono opere decisamente inaspettate per Franko B. Senza peccare di determinismo possiamo dire che c’è molta autobiografia, molti elementi della sua infanzia, esperienza non facile vissuta da orfano (affidato alla Croce Rossa). E proprio questo rapporto, più riflessivo con il passato personale, rende possibile una pittura non convenzionale –anche se talvolta non fortissimamente ispirata– sintetica, simbolica e assolutamente lirica. Il furore comunicativo delle sue body performances sembra mitigato dall’uso del pennello. La sofferenza provata (che diventa linguaggio quando volontariamente autoinflitta) lascia spazio ad un rapporto più disteso con un mezzo classico decisamente più meditato.
Ma il lavoro con il proprio corpo e con il sangue che egli dichiara essere “qualsiasi cosa” non è certo terminato. A dimostrare il “profondo senso di libertà” veicolato dal fluido rosso ecco delle eccezionali foto (lambda print) di formato quadrato delle proprie esibizioni. La sua passerella in una lingua di stoffa immersa nel buio tetro sembra non lasciare scampo ad alcuna forma di velleità umana. Il contrasto tra la pelle dipinta di bianco e le gocce di sangue è toccante ed il senso del martirio sembra sostantificare la massima artistico-filosofica del sanguino ergo sum.
Ma sono anche le piccole sculture realizzante con le bende delle sue performance cariche di sangue, lacrime e sudore, ad attirare l’attenzione: qui la prova di un continuo work in progress sulla presenza del proprio corpo negli oggetti, nelle cose prodotte, rende quasi un feticcio della propria identità i pupazzetti realizzati con le garze inclusi nel plexiglas a là Arman.
Ma come un bacio lieve che viene dopo l’acme amorosa e la distensione dei sensi, è una persona che fa il bagno in una tinozza e un’infantile automobilina nera con il cuoricino rosso a concludere, dolcemente. Mentre non si può negare di non aver resistito a girare la testa per vedere in quest’ultima il castoro nascosto -del tutto involontariamente ha confermato l’artista-che sorride.
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