Oscar Giaconia, Bhulk, vista della mostra, foto di Giorgio Benni, courtesy Monitor
Le gallerie sono uno degli attori principali del sistema dell’arte, ma questa emergenza Covid-19 fa sentire il suo peso anche ai galleristi, per capire come stanno reagendo abbiamo raggiunto alcune tra le più attive in Italia: dopo gli appuntamenti con pinksummer e Renata Fabbri, oggi leggiamo le parole di Paola Capata, fondatrice di Monitor.
Come avete riorganizzato il vostro lavoro?
«La galleria nelle sue sedi di Roma e Lisbona si è organizzata con lo smart working sin dal 10 Marzo. Siamo continuo in contatto con i nostri artisti e i nostri collezionisti, per parlare di arte e naturalmente di salute. È un momento di grande vicinanza con le persone, anche nel nostro settore».
Quali misure metterete in atto per attutire le difficoltà previste per il 2020?
«Giusto pochi giorni fa abbiamo lanciato la nostra prima gallery on line con la mostra di Ian Tweedy. Si tratta della mostra che Ian, artista a noi molto caro, avrebbe dovuto inaugurare nella nostra sede di Lisbona il 31 Marzo. La galleria on line, molto basica, che prevede alcuni semplici contenuti extra e le opere che sarebbero dovute essere esposte. Per ora, come una sorta di preview, la gallery è stata inviata ad un indirizzario ristretto. Nel fine settimana verrà inviata a tutti i nostri frequentatori e lanciata sui social».
Qual è il più grande ostacolo che sarete costretti a superare nei mesi a venire?
«È difficile da dire. Sicuramente chi ha dei costi ingenti e imprescindibili da sostenere (affitti, personale etc) verrà più penalizzato dalla contrazione di mercato che sta chiaramente avvenendo. Non è detto però che la cosa non possa migliorare, specialmente con i nuovi strumenti che le gallerie stanno iniziando ad adoperare e che non possa esserci un nuovo adattamento con una lenta ma costante ripresa».
Quale credete sia la debolezza più evidente che il sistema dell’arte ha mostrato in queste settimane?
«Non vedo debolezze. È stato uno shock per tutti, è chiaro che una cosa così grave ed importante abbia bisogno di tempo per una puntuale reazione. Ho visto molto proliferare di cose non molto utili sul web ma di contro, ne ho anche viste molte interessantissime. Se usato bene, il web può essere un magnifico strumento, ma come tutte le cose deve essere usato in modo preciso ed efficace. Può essere un valido supporto in questo momento storico».
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.