Rossiglione, un grazioso centro dell’entroterra genovese, è in questi giorni teatro di una bella mostra di Marc Didou. Una mostra che si diffonde per gli spazi del paese, dal palazzo del Comune a piazza matteotti fino alla Cascina Barulé, poco distante dal centro ma già immersa in una natura verdissima e quieta.
Qui prendono vita le sculture di Marc, grandi composizioni monumentali, soprattutto in metallo, che interagiscono con il paesaggio con l’antica ieraticità dei dolmen, e insieme vi si mescolano con l’ironica permeabilità delle strutture, con le forme suggerite e subito contraddette dal mutare della luce e dalla prospettiva.
Marc Didou gioca sapientemente con le superfici e con l’illusione. Statue grandi, imponenti, che contraddicono la stessa solidità del materiale giocando a nascondersi: trompe l’oeuil a tre dimensioni, le statue dell’artista francese sono forme astratte fino a quando un raggio di luce non le colpisce al momento giusto, fino a quando uno specchio deformante non ne restituisce le proporzioni originarie, fino a quando l’ombra di una foglia non anima dalle superfici scabre e stratificate un naso, o una bocca spalancata.
Le sculture di Marc Didou sono alchimie affascinanti, soste pazienti in attesa della misteriosa epifania d’ombra o luce o della vaga ricerca del giusto punto di vista, che ne restituirà il segreto. con gioia, con il divertimento di un bambino che legge volti e draghi e magie nelle nuvole.
Un universo ineffabile, di sogno e mistero, aereo come la
Il metallo lavorato con strumenti tradizionali che, nelle risonanze, Didou fa dialogare con l’alta tecnologia delle analisi stratigrafiche della risonanza magnetica, base scientifica per la costruzione dei suoi corpi a strati e insieme vero e proprio autoritratto, legame indissolubile dell’artista con la materia.
Il rispecchiarsi dell’artista nella propria immagine riprodotta, scientificamente sincera ed intima, e la sua trasformazione in materia contro il tempo, fermata in una forma definita e insieme resa vaga dalle ombre e dagli accorgimenti ottici. a sua volta spesso restituita, tradotta dalla riflessione nello specchio. Il lavoro di questo giovane artista francese, nato a Brest nel 1963, è un complesso, sottile gioco di riflessi cangianti, sempre diversi e aerei.
anche se le sue statue pesano quintali.
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valentina caserta
mostra visitata il 7 ottobre
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