Categorie: Giro del mondo

La Brexit non fa paura | a König Galerie

di - 18 Settembre 2017
Sarà la terza galleria marchiata König, e la prima fuori dal territorio tedesco. E dove va Mr. Johann König per questa nuova avventura? A Londra. In barba alla brexit. In una intervista con Caroline Elbaor apparsa su Artnet, il gallerista di Elmgreen & Dragset, Helen Marten, Erwin Wurm e Katharina Grosse, solo per citare alcuni “cavalli” della scuderia, ha spiegato perché non ha assolutamente paura della brexit, e anzi è convinto che questo “problema” possa tramutarsi in una opportunità per l’arte contemporanea.
Diventato celebre anche per occupare lo spazio della chiesa brutalista di S. Agnese, a Berlino, König anche per Londra sceglie un interno simile: un ex parcheggio nell’area di Marylebone.
Il ramo inglese sarà chiamato König Archiv & Souvenir e inizialmente prenderà forma con una serie di installazioni e documenti che tracciano la storia del nuovo spazio della galleria. Il primo appuntamento, ovviamente, non potrà che essere durante la settimana di Frieze, il 5 ottobre prossimo. Accanto allo spettacolo inaugurale, la galleria lancerà anche una nuova rivista biennale intitolata “The German Surplus” e per cominciare ci sarà lo stesso gallerista in conversazione con gli artisti che presenterà alla fiera londinese: Anselm Reyle, Katharina Grosse, Norbert Bisky, Corinne Wasmuht e Johannes Wohnseifer. Dopo Frieze invece il programma di König Archiv & Souvenir presenterà una mostra personale di Kiki Kogelnik, seguita dalle sculture dell’artista Claudia Comte.
Ma perché Londra? “Ho uno spazio istituzionale a Berlino. A Londra cercherò di avere più spazio commerciale in modo molto democratico: dalle edizioni artistiche a basso prezzo, illimitate, fino al materiale di mercato secondario e non. Sarà un “esperimento”, riporta Artnet. E il punto Brexit? König spiega che la scelta è proprio stata a causa di Brexit. “Penso sia importante essere qui perché le gallerie stanno chiudendo; c’è instabilità. Quando ho aperto la mia galleria a Berlino, il mercato era in una fase di recessione. A Londra c’è anche un mercato più ampio, con collezionisti russi, cinesi. E poi non abbiamo un palazzo a Mayfair, possiamo giocare”.
Insomma, puntare un po’ sulla sventura verrebbe da dire, visto che Berlino “Sta diventando una metropoli costosa”. E allora via, verso uno spazio che possa “cambiare il gioco e l’impatto sulla carriera di un artista, con più mostre contemporaneamente”. In bocca al lupo!

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