Categorie: Giro del mondo

Rapa Nui rivuole il moai del British Museum

di - 17 Novembre 2018
La prossima settimana, una delegazione dell’Isola di Pasqua, che dal 1888 fa parte del Cile ed è ufficialmente riconosciuta con il nome di Rapa Nui, si recherà al British Museum di Londra. E le intenzioni non sono proprio pacifiche. «Vogliamo che il museo capisca che i moai sono la nostra famiglia, non solo rocce. Per noi le statue sono come fratelli ma per gli altri sono solo un souvenir o un’attrazione», ha detto al Guardian Anakena Manutomatoma, membro della Commissione di Sviluppo dell’isola. Il moai della discordia è quello che, dall’alto dei suoi 2 metri e mezzo, troneggia all’ingresso del museo londinese e la delegazione vuole riportarlo a casa, facendo seguito alla richiesta formale presentata già ad agosto dal sindaco di Rapa Nui, Pedro Edmunds.
Tra le proposte che la delegazione metterà sul tavolo delle trattative, c’è anche l’idea di una replica, scolpita dagli artigiani dell’isola, che potrebbe prendere il posto di quella originale. L’ufficio stampa del British ha dichiarato di aspettare con piacere la visita della delegazione e di essere massimamente disponibile a «discutere eventuali proposte future». Ma contando che il museo deve ancora risolvere la questione dei Marmi del Partenone, che negli ultimi mesi è ritornata in auge, possiamo immaginare che la discussione non sarà così semplice.
La storia iniziò nel 1868, quando il commodoro Richard Powell rimosse la statua da una scogliera per consegnarla alla Regina Vittoria l’anno successivo. Quando, nel 1888, l’isola entrò a far parte del Cile, lo Stato assunse i diritti sovrani sul territorio e anche sui moai che punteggiano le praterie battute dal vento dell’isola e, secondo la legge cilena, le statue non sono considerate oggetti trasferibili ma come parte integrante del territorio. La statua in particolare, chiamata Hoa Hakananai’a, è poi un superbo esemplare dei famosi monoliti, scolpito in pietra basaltica e impreziosito da una serie di petroglifi in rilievo che lo rendono unico. Ma il moai del British non è l’unico, altri sono esposti in musei di diversi altri Paesi, come Francia, Nuova Zelanda e Stati Uniti e lo scopo della delegazione sarà ottenere la restituzione di tutti.
Fonte: Guardian

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

A Milano Lia Rumma dedica un’ampia mostra agli ultimi lavori di William Kentridge

È in corso alla Galleria Lia Rumma di Milano Sharpen Your Philosophy: con un corpus di opere recenti tra sculture,…

15 Marzo 2026 18:00
  • Arte contemporanea

Nelle opere di Iain Andrews il colore diventa cura

Alla Galleria Gaburro di Milano, fino al 30 maggio 2026, va in mostra la prima personale italiana di Iain Andrews,…

15 Marzo 2026 16:00
  • Personaggi

Addio a Carlo Frittelli, morto il gallerista che portò il contemporaneo a Firenze

È morto a Firenze a 91 anni Carlo Frittelli, gallerista e collezionista, fondatore con il figlio Simone di Frittelli Arte…

15 Marzo 2026 12:14
  • Arte contemporanea

Rituali e identità queer alla Biennale 2026: il progetto di Bugarin + Castle per la Scozia

Un corteo tra storia e cultura pop: Shame Parade di Bugarin + Castle ripensa i rituali di vergogna collettiva nella…

15 Marzo 2026 10:30
  • Arte contemporanea

Bottoni come opere d’arte: quando un dettaglio di sartoria diventa linguaggio visivo

La mostra "SUMIE x KAWA" alla galleria Numero 51, a Milano, diventa un pretesto per ripercorrere il lungo legame tra…

15 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

Other Identity #196, altre forme di identità culturali e pubbliche: Alessandra Zerbinati

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

15 Marzo 2026 9:30