Categorie: Il fatto

Banksy, che fare?

di - 19 Maggio 2016
Guerra, consumismo, politica. Sono questi i temi portanti su cui si regge, dagli anni ’90, il lavoro del misterioso Banksy, e quelli che promette di mettere in scena la mostra “War, Capitalism & Liberty”, che dal prossimo 24 maggio sarà al Museo Fondazione Roma, a Palazzo Cipolla, a cura di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, fondatori di 999Contemporary, e di Acoris Andipa, della Andipa Gallery di Londra, galleria di riferimento dell’artista inglese. Oltre cento opere, di cui nessuna strappata dai muri, ma tutte da collezioni private.
Banksy, così, potrebbe stare tranquillo: non capiterà come nel 2014, quando una serie di suoi pezzi vennero strappati dal muro e messi in assa, nell’ambito del progetto “Stealing Banksy”. All’artista, però, non fece impazzire l’idea, tanto che dichiarò di trovare spregevole il fatto che qualcuno si appropriasse di un bene comune come un murale e lo rivendesse a qualche danaroso collezionista o, peggio, speculatore.
In tempi recenti è accaduta la stessa cosa anche a Bologna, con l’incriminata mostra della Street Art che ha prelevato una serie di “muri” cittadini e li ha portati sotto l’ala di Genus Bononiae di Fondazione Carisbo, con l’incazzatura di Blu che ha coperto le sue opere e, contribuito, in qualche modo e dall’altra parte della barricata, a esercitare una patria potestà su quelle creazioni che, una volta eseguite, dovrebbero camminare con le loro gambe – per usare una metafora – finché il tempo lo consenta. E, nel tempo, sono inclusi anche coloro che scelgono di strapparle, venderle, coprirle, imbrattarle. Almeno in teoria.
In teoria, in realtà, ci sono diverse belle notizie rispetto alla mostra romana: per esempio si tratta di un’apertura dalla Fondazione Roma al writing, ma è anche la prima occasione per vedere così tanta roba dell’artista tutta insieme e per una volta al diavolo tutte le teorie che indicano Bansky come l’anonimo Mister Robin Gunningham. Tra tutte, però, ce n’è una cattiva: Banksy non ha autorizzato la mostra. E allora, siamo punto e a capo, e anche alcune righe sopra. Mentre a Roma cresce l’attesa e si esalta la portata storica e sociale dell’artista. I complimenti faranno cambiare idea? (MB)

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