Categorie: Il fatto

Ognuno aiuti come può

di - 18 Settembre 2015
La Croazia dichiara che non ce la fa più ad imbarcare, l’Ungheria continua ad essere preoccupata per le sue frontiere – area di passaggio dei flussi, e il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, ha proposto che l’Unione finanzi i campi profughi in Turchia, Giordania, Libano e Iraq e costruisca altri campi in questi Paesi, se necessario.
Più in alto ancora, sempre in Ungheria, il Premier Orban ha affermato che chiuderà le frontiere anche con la Romania e ha in qualche modo “zittito” l’accoglienza dicendo che parlare di quote non è che un incentivo per ampliare il flusso.
Un po’ quello che scrivevamo, metaforicamente parlando, giorni fa: dove li mettiamo, in un continente che sta manifestando crisi a tutti i livelli, e profonde divergenze di opinione da uno stato all’altro? La Danimarca, che si è rivelata tutt’altro che aperta, pare si prenderà in casa qualche migliaio di migranti, di sua spontanea volontà e senza seguire le regole dettate dall’Europa, al di fuori insomma dei 120mila migranti da ricollocare; la Repubblica Ceca, invece, potrebbe far entrare 5mila operai e relative famiglie, per un totale di 15mila. Il merito è del forte bisogno di operai, posti di lavoro che – appunto – sarebbero messi a disposizione dei migranti. Più a ovest, ma non troppo, c’è Angela Merkel che mai come in questi tempi appare un po’ ondivaga sulla questione: prima nessuno varchi le soglie, poi l’Europa aiuti, e ora pronta a lanciare un appello alle case automobilistiche tedesche: prendete a lavorare i migranti. Siamo al punto “ufficio collocamento”. E va benissimo, per carità, ma bisognerà vedere che diranno le aziende, e forse cosa chiederanno in cambio allo stato. Giustissimo, anche questo punto di vista. E anche questa è “conversione”. (MB)

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