Categorie: Il fatto

Ratificare un mezzo disastro

di - 9 Luglio 2016
Galleristi e collezionisti dovranno ottenere l’approvazione statale per l’esportazione di opere d’arte di età superiore ai 50 anni e con un valore di oltre 150mila dollari al di fuori dell’UE. Per le esportazioni all’interno dell’UE è richiesto un permesso per opere con oltre 75 anni con un valore di oltre 300mila euro.
Ecco i punti più caldi della legge firmata da Monika Gruetters, che cambierà l’assetto dell’economia dell’arte tedesca, o meglio di quella che lo Stato dovrà verificare se aderente all’essere “patrimonio nazionale”.
E da oggi, ratificata dal Bundesrat, la norma è effettivamente effettiva.
A nulla, insomma, sono valsi appelli, le lettere di 11 tra i direttori più influenti dei musei tedeschi, le arringhe di Gerhard Richter e George Baselitz, che hanno spiegato in lungo e in largo come la controversa legge provocherà al settore culturale della Germania, a causa di un’eccessiva burocrazia, costi elevati per lo sviluppo. E in più, si imputa, c’è anche una insufficientemente definizione delle caratteristiche che costituiscono “rilevanza nazionale beni culturali.”
Nulla da fare: secondo Gruetters con la nuova legislazione sulla “protezione culturale” la Germania, dopo decenni di ritardo, andrebbe ad accodarsi alle norme europee e internazionali, e ha anche sostenuto la necessità fondamentale di adottare nuove misure per colmare le lacune esistenti nel commercio delle antichità saccheggiate.
Peccato che gli addetti ai lavori “creativi” abbiano una opinione vagamente differente: Kilian Jay von Seldeneck, direttore della casa d’aste tedesca Lempertz, ha dichiarato che il mercato dell’arte, in Germania, è completamente sottorappresentato quando si guarda la potenza economica e culturale del Paese. Daccordo che non si tratta di contemporaneo puro, ma i precedenti – d’ora in poi – saranno questi. Come si metterà una pezza? (MB)

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