Vestire la luce nasce dall’idea di offrire un panorama variegato sull’arte dell’illuminazione domestica legata alla comparsa, verso la fine del secolo scorso, del paralume, un elemento decorativo determinante nella creazione di una calda atmosfera.
E se nel tempo era la fiamma del camino a donare luce e calore a una stanza, oggi, in quest’epoca illuminata dai watt delle alogene, raramente pensiamo a quella che poteva essere la vita delle generazioni che ci hanno preceduto, quando le fonti di luce artificiale erano assicurate dalle candele, dall’olio, dal petrolio o dal gas.
La comparsa e la diffusione della luce artificiale hanno profondamente modificato l’esistenza quotidiana, scandita, almeno fino al 1850, dalle ore di luce del giorno. Poter fruire del lume di candela era un privilegio di pochi perché le candele di buona qualità erano costose: il numero di candele accese in una stanza dimostrava di per sé il livello di ricchezza della famiglia che poteva disporne.
Nasce invece con l’elettricità il problema inverso, ovvero l’esigenza di regolare, all’interno di una stanza, l’intensità della luce per non abbagliare lo sguardo e rendere più intimi gli ambienti.
Nel libro si è voluto mettere in evidenza elementi d’arredo, come legno, argenti, dipinti vetri, tessuti che, attraverso la complicità di un paralume, vengono esaltati.
Classico o capriccioso, coquette o elegante, divertente o di utilità, per armonizzare con lo stile dell’ambiente l’abat-jour deve essere perfetto nelle proporzioni, nello stile e nei materiali che variano a seconda del supporto o della funzione che è chiamato a rivestire.
Vestire la luce è stato ideato e curato da Fiorenza Milesi e Paola Galli, esperte di decorazione di interni e antiquariato.
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