Sono foto che più rispecchiano la sua concezione di tempo, quell’attimo che è stato e che non tornerà, quell’attimo che relega emozioni nella pura memoria.
Sieff è stato uno dei più grandi interpreti della fotografia di moda, avendo lavorato per le più note riviste mondiali del settore, mescolando in essa le esperienze di reportage fotografico che compì da giovane, quando arrivò a lavorare per l’agenzia Magnum, nel 1958. Le sue foto rispecchiano uno stile malinconico, spesso chiuso e intimista, senza eccessi, ma pieno di pathos silenzioso: i larghi scenari scozzesi o americani che affascinano il suo senso di libertà o la vetustà degli interni, in cui si muovono figure eteree illuminate da morbide luci naturali aumentano il senso di nostalgia per il tempo che fu e che non possiamo riprendere. Veli di ogni foggia e materia coprono i caldi corpi delle modelle, sempre con grafismi firmati e sempre con grande seduzione ed eleganza, mai urlate. L’accento sulla bionda e lieve e peluria che ricopre la pelle di molti dei suoi nudi porta lo spettatore a contatto con la profonda intimità del corpo, visto come scrigno di pensieri e non come oggetto di forte seduzione. Anche il suo feticismo è svuotato della componente erotica per vivere solo di quella intellettiva. Un sussurro lieve ed avvolgente come un soffio di libeccio è la sua fotografia.
Anche i suoi primi ritratti sono così, silenziosi, avvolgenti, quasi casuali, figli di quella nouvelle vague francese che sarà un fortissimo imprinting per la sua fotografia. Meno incisivi, tra i suoi ritratti maturi, quelli posati e studiati, più accademici, ma meno emozionanti. Una casualità tuttavia cercata sempre dal fotografo francese di origini polacche, che è venuto a mancare pochi mesi fa: «Io tratto le mie fotografie casualmente e il mio unico desiderio per queste foto è che sbiadiscano lentamente, lasciando solo ricordi di momenti passati». E saranno proprio questi ricordi a raccontarci per sempre con un sussurro chi è stato Jeanloup
Sieff, gentleman di una fotografia che domani sarà più vecchia, ma sempre silenziosamente elegante.
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Filippo M. Caroti
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