Germano Celant, Fotografia di Giovanni Gastel © Image Service srl, courtesy Archivio Giovanni Gastel
Critico “militante”, come amava definirsi, Germano Celant è conosciuto per essere il fondatore dell’Arte Povera ma, in realtà, è stato anche un creatore di linguaggi e di sistemi, capace di operare con pari rigore e con libertà, sia nei musei che nelle fondazioni, nelle riviste e nei cataloghi. Con il suo metodo transdisciplinare, “performativo” e progettuale, ha contribuito a ridisegnare le modalità espositive e a trasformare la figura del curatore in quella di un autore culturale a tutto tondo. Oggi, a 85 anni dalla nascita, Skira pubblica Germano Celant. Cronistoria di un critico militante, un volume monumentale che ne ripercorre l’eredità intellettuale, raccogliendo le riflessioni emerse durante le giornate di studio svoltesi, tra il 2022 e il 2023, in alcune delle principali istituzioni italiane dell’arte contemporanea. A curarlo è lo Studio Celant, nato nel 2020 per custodire e approfondire l’eredità intellettuale e metodologica di uno dei più influenti teorici e curatori del secondo Novecento, scomparso nell’aprile 2020 a causa delle conseguenze del Covid-19.
Il progetto editoriale si sviluppa in 504 pagine corredate da oltre 150 immagini, e si presenta come un’opera corale che, oltre a ripercorrere le tappe salienti della carriera di Celant, ne affronta la complessità teorica e l’impatto culturale, da una prospettiva collettiva. Il volume si distingue per l’ampiezza e la qualità dei contributi, che spaziano tra arte, architettura, design, a segnare un momento fondativo nella ridefinizione del ruolo del critico d’arte nel XXI secolo.
Ideate da Marco Tirelli, presidente per il biennio 2023-2024 dell’Accademia Nazionale di San Luca, e curate dallo Studio Celant, nella persona di Antonella Soldaini, le giornate di studio sono state ospitate da istituzioni come il Castello di Rivoli, il MAXXI di Roma, il Centro Pecci di Prato, la Fondazione Prada, la Triennale di Milano e il Museo Madre di Napoli, con le quali Celant ha intrecciato un dialogo costante e progettuale nel corso di oltre 50 anni di intensa attività. L’opera segue l’andamento cronologico di questi incontri, dando spazio a prospettive differenti: la genesi e gli sviluppi dell’Arte Povera, il dialogo con l’architettura e il design, le metodologie espositive, il lavoro svolto a Venezia e le incursioni nel contesto campano, la riflessione sull’archivio come pratica critica.
Tra le voci coinvolte, accanto a quelle di Giuliano Paolini, Giuseppe Penone, Marina Abramović, Renzo Piano, Elvira Dyangani Ose, Andrea Viliani, Annabelle Selldorf, Salvatore Settis, spiccano le testimonianze di chi con Celant ha costruito mostre e pubblicazioni fondamentali, ma anche di chi oggi rilegge la sua figura con strumenti critici rinnovati. L’ultimo intervento del volume è proprio la lectio magistralis di Salvatore Settis, che ha chiuso il ciclo all’Accademia di San Luca e che offre una riflessione sul lascito intellettuale di Celant in relazione alla storia dell’arte e alla cultura visiva contemporanea.
Il volume, che sarà presentato pubblicamente nell’ottobre 2025 all’Accademia Nazionale di San Luca, costituisce un nuovo tassello nel lavoro di tutela e divulgazione svolto dallo Studio Celant. Dopo la realizzazione di progetti come La Collezione Rosella e Carlo Nesi, The Story of (my) Exhibitions e la mostra New York 1962-1964 al Jewish Museum, lo Studio conferma con questa pubblicazione la volontà di preservare e rilanciare la lezione di Celant nel presente, restituendola alla comunità come risorsa aperta.
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