Ph. Francesca Magnani
Abbiamo incontrato l’ex avvocata Heidi Brown nel Lower East Side di New York. Appassionata studentessa d’italiano e d’Italia, dove spesso insegna corsi di terminologia legale inglese all’università, durante una passeggiata da Chinatown all’East Village ci ha parlato del suo libro The map I drew, che presenterà questo week end alla fiera del libro newyorkese BookCon al Javits Center.
Di cosa parla il tuo libro?
«La tagline del mio libro, The Map I Draw, è: “roam, write, heal, and age powerfully.” È la storia di un percorso di guarigione, di riconquista di sé e di libertà, raccontato attraverso il viaggio. Tutto inizia sette anni prima della pandemia, in un parcheggio afoso della Florida meridionale, quando mio padre, un ministro episcopale, mi lancia una sfida: “Non troverai la tua anima a Roma.” Quello che comincia come il tentativo di dimostrare al genitore che ha torto si trasforma in un’avventura di guarigione dalle ferite relazionali vista attraverso il prisma del viaggio. Tra la pagine Heidi viaggia con un carabiniere a Roma, suona un tamburo sciamanico dentro uno sweat lodge indigena a Vancouver, scala una vetta in Perù, canta a squarciagola ai concerti degli U2, nuota con uno squalo in Australia.
Nel corso di queste esperienze scioglie paure, riconosce schemi di attaccamento poco sani, si libera di decenni di vergogna ed elimina i confini imposti da altri — famiglia, capi tossici in studi legali, uomini — sul suo corpo, sulla sua mente e sulla sua anima. Quando la pandemia le sottrae temporaneamente uno dei suoi quattro pilastri del benessere — viaggio, boxe, scrittura e musica degli U2 — prenota finalmente un biglietto di sola andata per la Croazia, uno dei soli due Paesi europei che allora accettavano gli americani vaccinati senza quarantena. Heidi riconosce il viaggio come strumento di agency e ribellione. Esplorando il mondo, ricompone il DNA della propria anima, cancella una colonna sonora interiore fatta di critica, rifiuto e controllo del proprio corpo da parte di altri, e coltiva un amore per le lingue, l’apprendimento e la pienezza della femminilità nel mezzo della vita».
Cos’è BookCon?
«BookCon è una grande fiera ed evento letterario in cui lettori, autori e professionisti dell’editoria — agenti, editori, recensori — si incontrano per celebrare libri, narrazione e cultura. Include panel con autori, sessioni di firma copie, installazioni interattive e anteprime delle prossime uscite di vari generi. L’atmosfera è vivace e accessibile, più simile a un festival del libro che a una tradizionale conferenza di settore».
Cos’è Indie Alley?
«Indie Alley è una sezione curata di BookCon dedicata ad autori indipendenti, piccole case editrici e voci emergenti. Offre ai partecipanti l’opportunità di scoprire opere originali, spesso più personali o sperimentali, e di incontrare direttamente autori, scrittori e creatori in un contesto più intimo. L’atmosfera è creativa, spontanea e orientata alla scoperta».
Qual è il tuo rapporto con l’Italia?
«Ho iniziato a studiare italiano a 17 anni, quando frequentavo la University of Virginia. Avevo già studiato francese per 13 anni, ma qualcosa mi attirava verso l’italiano. Ancora oggi lo considero la lingua più bella del mondo. Ho visitato l’Italia per la prima volta nel 2000, ma ero ancora immersa nel trauma del mio divorzio.
Nel 2013, quando sono andata a Roma per la prima volta, ne sono rimasta profondamente colpita. La città mi è sembrata casa, a un livello profondo dell’anima. Da allora sono tornata a Roma più di 20 volte: per scrivere, per insegnare “English legal writing” ad avvocati italiani, per andare ai concerti degli U2, per studiare l’italiano e semplicemente per esserci. Ho insegnato anche “English legal writing” a Trento e ho lavorato ai miei manoscritti a Napoli, Palermo, Ostuni, nel Golfo dei Poeti e a Milano.
Amo profondamente la lingua italiana, la cucina e il modo in cui in Italia si vive con passione. Sogno di trasferirmi presto a Roma, per insegnare diritto o scrittura all’università e lavorare al mio prossimo memoir di viaggio».
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