L’interpretazione pittorica dei paesaggi di Cava de’ Tirreni e della Valle Metelliana deve la sua fortuna al fenomeno del Grand Tour che, dalla metà del Settecento, favorito dal rigoglio artistico e culturale che vive il Regno di Napoli, allarga il suo interesse al Sud dell’Italia.
In questo clima, la Divina Costiera suggestiona la creatività di artisti e scrittori internazionali, ed è allora che Cava de’ Tirreni, divenendo tappa di quel Grand Tour che rappresentava un’esperienza irrinunciabile per tanti viaggiatori, comincia a essere conosciuta e amata.
Nel Settecento e ancor più nell’Ottocento, infatti, la Valle Metelliana fu percorsa con ammirazione da coloro che si dirigevano alle romantiche mete della Costiera amalfitana o dei templi di Paestum, facendone sovente una sosta obbligata.
Da questo momento, l’esperienza, per una generazione di viaggiatori europei, di approdo ai suggestivi scenari italiani venne a essere sollecitata dalle ragioni di una scoperta che apriva al mito della mediterraneità, della storia, nonché alle lusinghe della natura.
È a tale interesse, dettato principalmente dalle sue bellezze naturali, che guarda il tracciato espositivo proposto nel volume. Un itinerario che punta alla ricostruzione iconografica dei luoghi e delle loro trasformazioni, tra immagini, annotazioni dei diari e descrizioni letterarie (Goethe, Ruskin, Guillaume, Gide ecc.).
L’arco di tempo in esame viene così analizzato anche lungo quei mutamenti che nella pittura di paesaggio registrano l’evoluzione dalla veduta alla visione. Non a caso il repertorio illustrativo si apre con la tavola che Philipp Hackert dedica a Cava nel 1792, e che segna il confine tra il vedutismo e la felice stagione del paesaggismo napoletano.
Sulla scorta di riflessi romantici, nonché di risvolti naturalistici, il paesaggio metelliano viene presentato lungo un tragitto che muove dalle esperienze della Scuola di Posillipo, intrecciate con le testimonianze degli “sguardi” stranieri, alla svolta di impronta veristica dei fratelli Palizzi, al naturalismo di Morelli.
Ada Patrizia Fiorillo – è titolare di una delle cattedre di storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Storico e critico d’arte, dal 1990 è giornalista e pubblicista; ha curato numerose mostre.
Fabio Bernabei
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