Categorie: Libri ed editoria

LIBRI | Un’etica del moderno. Questo è la fotografia secondo Michel Poivert

di - 9 Aprile 2012
Nella moderna civiltà delle immagini, continuamente sollecitati ed esposti alla forza di queste ultime, non ne sappiamo più riconoscere la reale natura. Spesso ci confondono le idee, piuttosto che chiarirle, tanto sono diventate le immagini dei veri e propri “soggetti” animati da desideri e poteri spesso indipendenti dai loro produttori e dai noi spettatori. In questo nuovo scenario che è l’attuale cultura visiva, cosa può dirci la fotografia

di più, o di diverso, sulla contemporaneità? E quando si guarda alla produzione fotografica presente, esiste una differenza netta tra immagini culturali e quelle artistiche? Un’illuminante libro dal titolo La fotografia contemporanea, finalmente tradotto e pubblicato anche in italiano (Einaudi, 2011), elabora un pensiero sulla fotografia che va oltre il mero territorio della sua artisticità per estendere la questione alla sua dimensione storica. L’autore è Michel Poivert, docente di Storia dell’Arte e Fotografia all’Université Paris I Panthéon- Sorbonne, nonché curatore di importanti mostre come L’utopie photographique (Maison Européenne de la Photographie, Parigi 2004) e L’Événement, les images comme acteur de l’histoire (Jeu de Paume, Parigi 2007). Il suo saggio analizza la produzione fotografica nella sua complessità fenomenologica focalizzandosi su un orizzonte storico breve ma denso di accadimenti, che va dai primi anni ottanta ad oggi – una stagione particolarmente significativa e importante per la fotografia. Suddiviso in sei sezioni tematiche, il libro ha il pregio

di approfondire l’apporto del linguaggio fotografico non solo al discorso dell’arte, ma soprattutto al dibattito sulla sua portata storica e concettuale, lasciando sullo sfondo la dimensione strutturale e formale, già ampiamente indagata negli ultimi decenni. Nell’epoca della sua obsolescenza tecnica, la fotografia è diventata secondo Poivert un nuovo oggetto della storia atta a definire «un’etica del moderno». Per questo, scrive l’autore, «l’orizzonte della fotografia contemporanea si estende ben oltre la sua finalità puramente artistica … considerando, forse, come altrettanti elementi di forza le ambiguità che le immagini non cessano di produrre». Come, ad esempio, quella di un reportage fotografico, in apparenza privo d’implicazioni artistiche, che viene esposto tranquillamente nei luoghi dell’arte o pubblicato sui libri del settore. Un’estraneità alle pratiche artistiche che pare oggi superata e illusoria, a favore di un’ibridazione linguistica che indaghi maggiormente la natura sociale, politica ed etica delle immagini. Nel capitolo Crisi degli utilizzi, il tema dell’informazione e dei suoi modelli in relazione alle immagini mediali è indagato partendo dal presupposto che la fotografia oggi non ha più la funzione d’informare, ma piuttosto di porsi in rapporto alla memoria. Tema ripreso e sviluppato nell’altro capitolo Utopia documentaria, dedicato alle teorie sull’archivio e alla nuova poetica documentaria.
Particolarmente interessante l’ultimo capitolo intitolato Destino dell’immagine performance, in cui finalmente questo genere di produzione fotografica non viene più considerata alla stregua di una testimonianza dell’azione performativa (reale o virtuale) ma come «una forma di esperienza del mondo», anche se a distanza e teatralizzata. Gli artisti presentati da Poivert in riferimento alle sue tesi sono tanti, di diverse generazioni e nazionalità. Dai maestri della fotografia contemporanea come Bernd e Hilla Becher, Miroslaw Tichý, Balthasar Burkhard, John Davies, Bernard Plossu, William Eggleston, Joan Fontcuberta , Philip-Lorca DiCorcia, (per citarne solo alcuni), a quelle figure che hanno reinventato l’uso della fotografia nell’arte – spesso contaminandola con pratiche concettuali, extra-artistiche e tecniche altre – come Christian Boltanski, Gerhard Richter, Cindy Sherman, Sophie Calle, John Baldessari, Jeff Wall, Fischli & Weiss. Purtroppo, tra questi, sempre esigue le presenze italiane, che annoverano solo Paolo Gioli, Gabriele Basilico, Paola Salerno, Massimo Vitali. Sorge spontaneo un moto di nazionalismo di fronte alla frequente “amnesia” da parte degli studiosi stranieri nei riguardi della ricca produzione italiana.
marinella paderni
*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 77. Te l’eri perso? Abbonati!
Michel Poivert

La fotografia contemporanea

Collana Grandi opere

Einaudi, 2011

Traduzione di Camilla Testi 

Pagine 239

Euro 45,00

ISBN 9788806209490

[exibart]

Storica d’arte contemporanea e curatrice indipendente. Attualmente è direttore dell’ISIA di Faenza, scuola universitaria di alta formazione nel campo del design, dove insegna anche Storia dell’Arte Contemporanea e Antropologia culturale. Insegna altresì all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove tiene un corso sulla curatela presso la Laurea Magistrale in Didattica dell’Arte. È corrispondente per Exibart e Flash Art. Dal 2009 al 2013 ha collaborato con Frieze. Fa parte del comitato scientifico della Biennale del Disegno di Rimini.

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