Nella prefazione alla seconda edizione, quando Erwin Panofsky vive nel New Jersey da quasi tre decenni, l’autore si rivolge al lettore chiedendo di maneggiare con cautela “questo saggio antico“, apparso per la prima volta in Germania nel 1924 col titolo Idea. Ein Beitrag zur Begriffsgeschichte der älteren Kunsttheorie. Il tono apologetico cela l’amarezza per non aver aggiornato il testo alla luce dei contributi più recenti del dibattito fra oggetto e soggetto nella storia della teoria artistica.
Poco più che trentenne, Panofsky era alla ricerca di una weltanschauung che fosse anche visione delle cose. E in cui il concetto di Kunstwollen -elaborato da Alois Riegl e applicabile alla produzione artistica- lo portasse a cogliere nelle immagini una unità di senso intrinseca atta ad accogliere e allo stesso tempo rivelare una concezione del mondo. Le immagini sensibili, condannate da una lettura monolitica e superficiale delle teorie platoniche, possono essere conciliate con l’eidos, come aveva dimostrato Ernst Cassirer nella conferenza Eidos und Eidolon del 1922-23. Dunque, idea e immagini come oggetto d’indagine, dove l’anello di congiunzione fra mondo sensibile e mondo spirituale nelle teorie artistiche rivela l’eterna dialettica fra soggetto e oggetto dell’arte.
Ecco che gli aneddotti, tramandati ben oltre l’epoca rinascimentale. Come quello del greco Zeusi, il quale avrebbe copiato le parti piu belle di cinque vergini di Crotone per raffigurare Elena di Troia, che conduce Panofsky a individuare la contraddizione di fondo sulla questione dell’arte e della bellezza: da un lato, l’inferiorità dell’arte nei confronti della natura come corrispettivo nel mondo sensibile de
Una contraddizione fra realtà e invenzione, talento e regola, parzialmente risolta soltanto nel Rinascimento di Leon Battista Alberti e Raffaello, in cui i princìpi di electio e imitatio convivono per leggittimare la pratica artistica coeva. Ma sarà soltanto dopo il Manierismo, con le teorie soggettivistiche di uno Zuccari che propugna “l’ingegno sciolto“ degli artisti o di un Lomazzo che si concede anche all’astrologia, che l’eterna tensione fra soggetto e oggetto dell’arte trova una sistemazione teorica coerente nell’estetica classicistica ante litteram di Giovan Pietro Bellori, quasi un secolo prima della grande stagione di Winckelmann.
L’ultimo capitolo del testo, corredato dalla splendida introduzione di Maurizio Ghelardi, peraltro privo di illustrazioni come nell’edizione originale, è dedicato alle inevitabili figure di Michelangelo e Albrecht Dürer.
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