Certo, fa sorridere leggere che Jackson Pollock si sarebbe scolato una bottiglia
di whisky se avesse saputo le quotazioni che avrebbero raggiunto i suoi quadri,
e che Emilio Vedova, “l’intoccabile” veneziano, se fosse vissuto ai tempi di Tintoretto si sarebbe chiamato “Spatascetto”. Ma siamo tutti ragionevolmente
d’accordo sul fatto che l’energia espressiva che scaturisce dalle loro opere è
paragonabile a una creativa eiaculazione di colore e, parimenti, che la forza
delle opere di Frida Kahlo e di Louise Bourgeois è direttamente proporzionale al
difficile rapporto che le artiste ebbero con l’universo maschile, che è come
dire inversamente proporzionale alla fragilità dei loro corpi.
Come non riconoscere al mistero pacato e un po’ opaco
emanante dai quadri di Giorgio Morandi un legame ancestrale con l’universo casalingo costituito
dal tinello della sua casa e da una vita trascorsa in compagnia delle tre
sorelle zitelle? Come non ammettere che l’interesse di Burri per la materia ha a che vedere
con i suoi studi di medicina? Molto calzante è l’immagine di Doug Aitken, il bell’artista californiano che
“surfa”
con la videoarte, simbolo ed erede del massiccio investimento che la
generazione dei suoi genitori ha fatto nelle azioni della libertà.
Nell’arte ci sono artisti furbi che si credono
intelligenti, come Bill Viola, capace di accontentare quei collezionisti incerti se
acquistare videoarte o arte rinascimentale, e artisti intelligenti, ma non si
sa quanto furbi, come de Chirico, che per fare troppo l’enigmatico a un certo punto ha
iniziato ad apporre date false sui suoi quadri, finendo per confondere tutti,
compreso se stesso. Ci sono, infine, artisti furbi e intelligenti allo stesso
tempo, e Damien
Hirst ne è un
esempio, il quale non si è mai venduto al dio danaro, ma che col danaro ha
comprato tutto ciò che ha voluto.
Bonami sostiene che ognuno è libero di fare arte (o di
criticarla) come vuole, ma di esibirla impunemente nelle piazze e nei parchi di
tutto il mondo, quello no. E occorrerebbe emanare una legge per evitare che
l’avventato assessore di turno deturpi l’ambiente o rovini, col brutto esempio,
i potenziali artisti.
Naturalmente si possono non condividere certi giudizi
estetici di Bonami, ma il metodo suggerito per distinguere una vera opera
d’arte da una falsa è infallibile. Poiché l’arte è come il sesso: c’è chi
quando lo fa gode davvero e chi finge di godere, ma posti di fronte all’arte
vera di certo si prova piacere.
adriana scalise
la rubrica libri è diretta da marco enrico giacomelli
*articolo pubblicato su Exibart.onpaper
n. 67. Te l’eri perso? Abbonati!
Francesco Bonami – Si crede Picasso
Mondadori, Milano 2010
Pagg. 120, € 17
ISBN 9788804600763
Info: la scheda
dell’editore
[exibart]
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LUCA BEATRICE FOR EVER!!!!!
L'ennesimo libro inutile di Bonami. Vi prego non compratelo!
risparmiate i soldi, tanto non dice niente!
Stimare Bill Viola come un artista non-intelligente è segno di poca intelligenza.
io invece lo reputo intelligente solo per il fatto di aver disprezzato bill viola, pensa un po'
C'è in rete un esilarante filmato girato alla Fondazione Sandretto ,un confronto tra Sgarbi e Bonami- dopo averlo visto la prima volta pensai :"accidenti, Bonami sarà anche colto ma argomenta malissimo rispetto ad uno Sgarbi che invece ha presa sul pubblico anche se spara cazzate!".Oggi ho letto in 25 minuti e direttamente alla Feltrinelli , " Si crede Picasso " e ho capito che Bonami non ha scelto di scrivere in quel modo..semplicemente scrive come parla : MALISSIMO!! intendiamoci , i temi trattati sono chiarissimi e sintetici ..sembrano scritti "dall'uomo della strada"..già, dall'Uomo della Strada non da un Critico/curatore d'arte.