Giulio De Mitri, Uno sguardo accessibile, 2019, Concattedrale “Gran Madre di Dio”. Installazione site specific.
Per il cinquantesimo dell’attività di Giulio De Mitri, Anna de Fazio Siciliano, storica e critica d’arte, ha pubblicato, con qualche mese d’anticipo, per Rubbettino Editore, un saggio che raccoglie il portato internazionale della raffinata ricerca dell’artista, con l’inciso che bandirla al contesto della Light Art è davvero limitante, dal momento che l’essenza della sua poetica va annoverata tra pensiero meridiano, spiritualità e tecnologia. Di questo prismatico artista, l’autrice ha prediletto una faccia in particolare, la sua dimensione “meridiana”, ribaltandone persino i termini con cui finora è stata pensata. Infatti, il titolo del suo saggio è “La mediterraneità nell’universo visionario di Giulio De Mitri” (luglio 2022, ISBN 978 88 498 73993).
Suddiviso in quattro capitoli, “La luce tra immanenza e trascendenza”, “La via meridiana”, “Il blu”, “Il dono tra creatività e inclusione”, il volume è corredato da un ricco e prestigioso repertorio bibliografico (da Bignardi, Barilli, a Bourriaud, Danto, Celant e Corà) e prepara, per altro, la strada ad altre pubblicazioni in corso per l’anniversario, dedicate al grande artista e docente originario di Taranto. Rigoroso e affilato nell’aggiornamento, il saggio offre uno spaccato sulla poliedrica ricerca di De Mitri, aprendo anche una riflessione inedita sul concetto di “mediterraneità”, riformulata sulla base dei preziosi testi scritti da Predrag Matvejevic (Breviario mediterraneo”) e da Franco Cassano (“Il pensiero meridiano”).
L’ipotesi formulata dalla de Fazio Siciliano mette in dubbio i numerosi luoghi comuni e stereotipi con cui è stata semplificata la realtà concettuale, simbolica e sociale del Mediterraneo. La mediterraneità non si eredita semplicemente con il luogo di nascita ma «Si consegue» (p. 48), contraendosi nel segno del dionisiaco e dell’apollineo. Si nutre, piuttosto di culture diverse, miti e archetipi e di colori. Al blu, non a caso, è dedicato un ampio capitolo, in cui si mette in relazione il colore alle sue molteplici associazioni ed evocazioni misteriche e trascendenti.
Sintetica (133 pagine) ma ben articolata, la pubblicazione riporta l’attenzione su un artista notevole che ha fatto della sua lunga parabola artistica una ricerca introspettiva e sociologica. La Mediterraneità, nello specifico, «è un territorio magico, un Eden dove passione e ragione si fondono, natura e Storia si incontrano […]. Una nuova e feconda visione Meridiana, per una cultura del dialogo, per una ricchezza plurale», (De Mitri).
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