Dopo aver analizzato a fondo moventi, caratteristiche e protagonisti del così detto Neoclassicismo, il libro passa a indagare tutti quei movimenti artistici che radicalizzarono il ritorno all’antico, prescritto dall’estetica neoclassica, opponendogli modelli ancor più arcaici o comunque diversi, ma altrettanto remoti dal presente.
Si passano così in rassegna i Primitifs, cresciuti in seno alla scuola di David, ma che ne estremizzarono i precetti, i Nazareni, i Puristi, i Preraffaelliti e tutte quelle tendenze, per tanti aspetti precorritrici delle avanguardie del primo Novecento che trovarono un comun denominatore nella teoria e nella pratica dell’“avanzare regredendo”, nel mescolare l’arte alla vita e, da ultimo, nel rifiuto della società industriale, percepita come minaccia alla sopravvivenza stessa dell’arte.
Tagliare definitivamente i ponti con la tradizione recente della cultura occidentale, recuperando l’innocenza di uno sguardo incorrotto, “primitivo”, divenne la parola d’ordine di questi gruppuscoli d’avanguardia,che in tal modo affermavano l’insopprimibile “alterità” dell’arte nel mondo moderno.
Per non smarrire quel senso di immediatezza e stretta correlazione tra parola e immagine, che caratterizza una lezione di storia dell’arte (il testo si basa su due corsi universitari tenuti dall’autore), il libro si avvale di una considerevole quantità di immagini e di un’impaginazione che le renda compresenti alle parti del testo che le commentano “in presa diretta”.
Di qui la voluta assenza di note, cui supplisce la Bibilografia ragionata di Chiara Savettieri, che fornisce un quadro bibliografico di riferimento per i principali temi affontati nel libro, con particolare attenzione ai testi di cui si fa maggiormente mezione e, in generale, a quelli di più facile accesso per un lettore italiano.
Antonio Pinelli è ordinario di Storia dell’arte moderna nell’Università di Pisa. Dal 1976, data della sua fondazione, dirige la rivista quadrimestrale “Ricerche di Storia dell’arte”.
Fabio Bernabei
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