Categorie: Libri ed editoria

READING ROOM

di - 6 Febbraio 2018
“Nelle motivazioni, di fatto, il mio contributo è riconosciuto, ma d’altro canto il genio è lui. Ho lavorato tantissimo per mio marito…facendo l’editing, curando il testo, le didascalie (che sono un gran lavoro!), scegliendo i disegni. Se fosse stato per Dario non sarebbe uscita una sola commedia”. (Franca Rame, Non è tempo di nostalgia, 2013)
Franca Rame, la moglie di Dario Fo, è stata la burattinaia del genio folle e sregolato, conduttrice dietro le quinte, ma anche come compagna sulla scena, di una vita di successi. Solo in rare occasioni, quando le loro strade si sono allontanate prendendo percorsi separati, è emersa la sua figura di donna forte e autonoma. È così che Fabio Francione, giornalista e critico letterario, descrive l’attrice nel breve ma condensato volume Franca Rame. La strega scomoda (Edizioni Clichy, Firenze, 2017).
Nata nel 1929 nell’hinterland milanese, padre capocomico della compagnia Rame, una delle più antiche d’Italia, quando è ancora in fasce debutta come attrice tra le braccia delle madre, maestra convertita al teatro. È nei primi anni ’50, neanche a dirlo proprio in palcoscenico, che la bellissima soubrette conosce il giovane e impacciato attore comico, il futuro marito Dario, un incontro che ha cambiato la loro vita e le sorti del teatro italiano. La coppia ha subito enorme successo, in scena e in televisione, finché nel 1962 non devono abbandonare Canzonissima e la RAI per uno sketch sulle morti sul lavoro. Raggiungono negli anni ’70 la notorietà anche all’estero grazie alle tournée in giro per il mondo, dal Nord Europa alla Cina e agli Stati Uniti, fino al Premio Nobel ricevuto da Fo nel 1997. Ma è possibile separare le vite dei due coniugi?
“D’accordo: Dario è quello che è: un monumento, stupendo, bravo, meraviglioso, tutto bellissimo! Ma, casualmente, faccio l’attrice anch’io; casualmente, sono in questi testi; casualmente, Canzonissima l’abbiamo fatta e lasciata insieme; casualmente le scelte più grosse della nostra vita, non sempre pensate solo da Dario, le abbiamo decise insieme.” (“Conversazione con Franca Rame” in Il Teatro politico di Dario Fo, 1977)
Il 9 marzo 1973 Franca Rame viene rapita e violentata da un gruppo di neofascisti, qualcosa si rompe e inizia un percorso parallelo, fatto di aiuti alle giovani donne in difficoltà, scrive il monologo Lo stupro, che mette in scena cinque anni dopo (e approda anche in televisione) e inizia a collaborare con associazioni benefiche come Soccorso Rosso, fondato con Fo: l’esperienza la porta a scrivere Eroina nei primi anni ’90. Nel 2006 una nuova svolta: è eletta al Senato per l’Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro. Nuova esperienza di 18 mesi che l’attrice conduce da sola e che narra nel diario postumo, In fuga dal Senato (Chiarelettere, 2013), descrivendolo come il periodo più brutto della sua vita.
La grandezza di un personaggio come Franca Rame è difficile da ingabbiare in un testo biografico, ma, in un percorso su due binari paralleli, Francione riesce a valorizzare la figura della Rame, narrandone episodi della sua vita di donna prima ancora che di compagna del genio. Un esempio femminile di cui si sente il bisogno.
Giulia Alonzo
Franca Rame. La strega scomoda
a cura di Fabio Francione
Edizioni Clichy,
Firenze 2017
pag. 128
Euro 7,90

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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