Categorie: Libri ed editoria

Reading Room | Enrico Sturani

di - 27 Agosto 2018
Enrico Sturani, torinese trapiantato a Roma, è uno dei massimi collezionisti ed esperti mondiali di cartoline, anche se lui ama definirsi semplicemente (ma con orgoglio) un “cartolinaro”. In più di quarant’anni di ricerche, un centinaio di articoli, una ventina di libri e una collezione che si aggira sui 150mila pezzi, si può dire che Sturani abbia esplorato quasi ogni recesso di questo singolare, affascinante e talvolta bizzarro universo. E nei suoi studi, intrecciando abilmente arte e società, grafica ed economia, politica e iconografia, antropologia culturale e storia del gusto, ha sempre sostenuto la specificità e l’originalità inventiva delle cartoline rispetto ad altre forme d’arte e di comunicazione.
Nel suo nuovo, godibilissimo libro, intitolato Fascismo di calcestruzzo, architetture di cartolina (edito da Barbieri, con una presentazione dell’architetto spagnolo Josep-Maria Garcia-Fuentes), Sturani utilizza le cartoline edite durante il Ventennio per la prima volta come fonte documentaria per raccontare l’architettura italiana del periodo: dagli edifici pubblici all’edilizia privata, dagli arredi urbani a quelli delle navi da crociera, dai padiglioni delle mostre e fiere campionarie alle città di nuova fondazione. La maggior parte delle oltre 300 cartoline che illustrano il volume appartengono alla sua raccolta (scelte tra le circa 650 che l’autore possiede su questo tema specifico), ma qualcuna proviene anche dall’Archivio Storico delle Poste Italiane e da una rete di archivi privati, messi insieme da altri appassionati collezionisti e “cartolinari” come lui.

Chieti, OND

Il risultato è un mosaico di costruzioni (e di cartoline) sorprendentemente vario, che l’autore ha ordinato per tipologie: scuole, stazioni, caserme, poste, colonie estive, fabbriche, alberghi, grattacieli, case del fascio, case della Gil, e così via. Una campionatura straordinaria, che rivela l’esistenza di linguaggi architettonici (e di stili grafici) assai diversi tra loro, dal futurismo al razionalismo, dall’espressionismo al Costruttivismo, dall’Esotismo al vernacolare con sublimi vette kitsch, specie nella resa dell’onnipresente fascio littorio. Una varietà, inoltre, che non manca di riservare sorprese e sollevare interrogativi. Stupisce, ad esempio, non trovare tra le tante cartoline raffiguranti le case del fascio una dedicata alla Casa del Fascio progettata dall’architetto Giuseppe Terragni a Como, un edificio oggi considerato tra i capolavori dell’architettura del periodo tra le due guerre, opera iconica del razionalismo italiano, riprodotta già allora in tutte le riviste specializzate. E anche se ovviamente non si può affermare, con assoluta certezza, che all’epoca questo celebre edificio non sia mai stato riprodotto in cartolina è comunque significativo che nel corso delle sue ricerche Sturani non ne abbia rintracciata nemmeno una. «Evidentemente – spiega l’autore – la Casa del Fascio di Terragni non era percepita allora come un’opera rappresentativa della città di Como». Al contrario, della nuova stazione ferroviaria di Santa Maria Novella a Firenze, dell’architetto Giovanni Michelucci, altro esponente del razionalismo, si contano alcune decine di cartoline diverse, a testimonianza dell’immediato successo di questa architettura.
Asmara, Eritrea
Occorre comunque tenere presente che, a parte gli enti statali legati al regime fascista, come l’Istituto Luce, i committenti delle cartoline erano gli stessi proprietari delle tabaccherie nelle quali le cartoline venivano poi vendute. Spesso erano dunque proprio questi tabaccai-editori, in accordo con i fotografi, a scegliere i soggetti da riprodurre, cercando di andare incontro al gusto dei loro clienti. Il panorama dell’architettura fascista offerto dalle cartoline, perciò, in molti casi racconta una storia diversa dalla vulgata degli storici dell’architettura, rivelando l’effettiva fortuna critica di costruzioni considerate oggi in modo diverso rispetto ad allora. Senza contare, poi, che molti degli edifici documentati da queste cartoline non esistono più, oppure hanno cambiato destinazione d’uso o versano in stato di grave abbandono; tutte realtà che Sturani opportunamente racconta, informando così il lettore anche sul destino attuale di queste costruzioni in calcestruzzo, progettate per durare, ma spesso sopravvissute solo in cartolina.
 
Flavia Matitti
Titolo: Fascismo di calcestruzzo, architetture di cartolina
Autore: Enrico Sturani
Editore: Barbieri
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo: Euro 42,00

Nata a Amsterdam nel 1964, è storica dell’arte e giornalista. Vive e lavora a Roma, dove insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti. E’ autrice di saggi che spaziano dal Barocco romano all’arte contemporanea, dall’iconografia alla storia delle mostre, con una predilezione per i rapporti dell’arte con la letteratura, la fotografia e l’esoterismo. Tra i suoi libri più recenti: la raccolta di scritti di Fausto Pirandello, Riflessioni sull’arte, curata con Claudia Gian Ferrari (Abscondita, Milano 2008); Fausto Pirandello. Gli anni di Parigi 1928-1930 (Artemide, Roma 2009); e, con Gerd Roos, «Londra d’estate è quanto mai metafisica». Giorgio de Chirico e la galleria Alex. Reid & Lefevre. Un carteggio inedito 1937-1939, (Scalpendi Editore, Milano 2012). In occasione di «Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016» e poi di «Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017» ha curato la mostra Artiste al lavoro. Il lavoro delle donne. Capolavori dalle Raccolte d’arte della Cgil (Mantova, Palazzo della Ragione e Pistoia «La Cattedrale», ex Breda; i cataloghi sono curati con Patrizia Lazoi).

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