In questi giorni si è tenuta a Firenze, presso il Museo di Casa Buonarroti, l’inaugurazione di una nuova sala, interamente dedicata ai bozzetti michelangioleschi. In occasione di questo evento ripropongo, ad uso dei lettori di Exibart, specialisti o appassionati che siano, un interessante testo uscito qualche anno fa: “Il David di Michelangelo. La scoperta del modello originale”. L’autore è Frederick Hartt, professore di storia dell’arte all’Università della Virginia e insigne studioso del Rinascimento italiano. Nel libro, arricchito dal bellissimo repertorio fotografico a cura di David Finn, Hartt riporta, in prima persona, la sua personale avventura alle prese prima con la sconvolgente notizia del ritrovamento, in seguito con l’emozione del contatto e del “primo incontro” e, infine, con le ricerche e il riconoscimento dell’autenticità.
In realtà, confessa Hartt nelle pagine iniziali, già dalla prima visione di semplici fotografie del modello si radica in lui la certezza di trovarsi davanti ad una grandiosa opera d’arte: “se non si trattava di Michelangelo, allora c’era qualche altro scultore bravo quanto lui?”. Segue il resoconto del viaggio in Svizzera, dove il modello è conservato presso una fondazione privata, e la cronaca dettagliata di tutte le ipotesi, basate sulle fonti storiche, dello studio e delle analisi i cui risultati non lasciano dubbi: si tratta del modello per la creazione dell’opera più amata di Michelangelo, il David.
Si tratta della sua sola opera in stucco sopravvissuta, l’unico modello di mano dell’artista di cui sia data notizia nelle fonti. Qui Hartt si addentra nella spiegazione della differenza tra “modello” e “bozzetto”, e nella lunga storia dei falsi attribuiti a Michelangelo.
L’opera allo stato attuale risulta gravemente mutilata, priva della testa, delle braccia e di parte delle gambe; secondo le ricostruzioni di Hartt è sopravvissuta all’incendio di Palazzo Vecchio, nel 1690, ad un periodo di permanenza sotto terra e a vari, e non del tutto chiari, trasporti e passaggi di proprietà.
Il modello, è dato di ammirarlo solo dalle fotografie, è davvero straordinario. Possiamo ben capire il trasporto che per questo piccolo capolavoro ha lo studioso. Hartt, nel corso della sua descrizione, si spinge fino ad ammettere che, in taluni particolari, la vivacità della creazione plastica, modellata dalle mani stesse dell’artista senza la mediazione dello scalpello, risulta addirittura più accattivante che nell’opera finita. Il fascino del modello risiede sicuramente nella sua bellezza sensuale, più tagliente, più calda e realistica, “non la morbida idealizzata bellezza della statua”.
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Pietro Gaglianò
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Complimenti vivissimi all'acuto autore dell'articolo! Davvero ben fatto.
Dove si trova adesso il modello?
perchè non è possibile a TUTTI vederlo?
bellissimo, sì...ma in libreria non l'ho trovato!
quest'opera fa schifo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
per l'anonimo epigrafista:
sei un poveretto
Beh.... dai, almeno l'ha chiamata opera!
Biz