Descrivere un testo d’arte composto da una lunga serie di articoli, riguardanti artisti tra loro diversissimi, può essere un’operazione imbarazzante. Si tende spesso ad un prodotto disomogeneo e, magari, superficiale che non incide nel complesso sul lettore. Questo pericolo reale, incontrato in numerose occasioni, è fortunatamente del tutto evitato nel bellissimo testo edito da Skira, che raccoglie una cospicua serie di interventi critici di uno degli storici d’arte più importanti e incisivi di tutto il nostro dopoguerra: Giuliano Briganti. Risulta azzeccata anche la scelta del titolo del volume –Racconti di Storia dell’Arte– in quanto su tutto predomina la straordinaria capacità critica dello storico romano, unita ad un gusto particolare proprio nel raccontare il singolo evento o la singola personalità artistica. In più Briganti non si limita ad un’arida descrizione della mostra in questione o del tal artista, ma prende spunto da ciò per analizzare questioni di ben più ampio respiro. Voglio citare, data la sua spietata attualità, un intervento, inserito in un pezzo riguardo alla mostra dei Campi a Cremona, del 1985: “[…] perché di mostre in Italia se ne fanno troppe […]. L’incontinenza mostromaniaca, o sindrome del pannello mobile, che ha così spietatamente attaccato il nostro paese, diffondendosi da quei focolai di infezione che sono il Ministero per i Beni Culturali, gli assessorati regionali, provinciali e comunali e alcune soprintendenze, minaccia infatti di rivelarsi un vero e proprio pericolo.”. Parole che, soprattutto oggi, riscuoterebbero un grande successo. Il vasto spettro di artisti trattati -da Bosch a Murillo, da Vouet a Chardin, passando per Giorgione e Arcimboldo– e la grande competenza critica di Briganti, capace in poche righe di tracciare la peculiarità delle singole personalità artistiche, fanno di questo volume un vero e proprio breviario da tenere sempre sul comodino e da gustare pagina dopo pagina. Briganti, infatti, è anche un grande comunicatore, e dispone di una scorrevolezza di linguaggio ed di una profondità dei concetti che lo avvicinano indiscutibilmente all’immagine di uno scrittore puro. Non per nulla Eugenio Scalfari, nell’introduzione del volume, così lo dipinge: “Giuliano Briganti non è stato solo un critico d’arte, sia pure di grandissima levatura; non è stato solo un filologo della sua materia quale pochi se ne sono incontrati. E’ stato soprattutto un grande scrittore prestato alla critica.”
luca scalco
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