Arte e Social Media di Kamilia Kard
Nel 1890 il pittore francese August Toulmouche dipingeva Vanità, un ritratto a figura intera che presenta una giovane nobildonna colta nell’atto di baciare la sua immagine, riflessa in un lungo specchio rettangolare. Sulla copertina di Arte e Social Media – Generatori di sentimenti di Kamilia Kard, edito da Postmediabooks, appare Hello Selfie Miami di Kate Durbin: la protagonista è una giovane performer, dall’estetica ispirata alla cultura Tumblr iniziale, che si scatta un selfie a mare, in compagnia di altre coetanee, intente a fare la stessa cosa. Come per l’opera Vanità, quel lungo specchio rettangolare, oggi, è diventato lo smartphone, il principale strumento su cui vengono installate le UGC: user-generated content come YT, Vimeo, Tik Tok o Twitch. Quello stesso bacio alla propria immagine, tanto intimo e provocatorio per l’epoca vittoriana sembra replicarsi all’infinito con baci nell’aria, sui social e su tutti i generatori di sentimenti di oggi. Si potrebbe pensare che l’identità online sia lo specchio della vita reale ma, traspare molto di più in effetti.
Quello che nel libro diventa sempre più chiaro, sebbene tanto offuscato come direbbe Montale, è un quadro complesso della società digitalizzata, in cui il focus principale non è tanto una critica tagliente, di quelle a cui siamo monotonamente rassegnati a leggere, ma piuttosto un’analisi, attraverso le numerose e dettagliate ricerche di artisti contemporanei, per studiare e osservare quei fenomeni sociali derivanti dalla crescente moltiplicazione di esperienze mediali digitali e online. Come dei bambini, intenti a fare le boccacce allo specchio per riconoscersi, allo stesso modo gli User, consumatori (homo spectator) o produttori (player) che siano, scoprono o decidono chi essere o diventare attraverso gli emotive media, quei media che secondo Artur Lugmayr oltre ad un canale di comunicazione mediato da un dispositivo viene aggiunto un canale emotivo.
Ecco che avatar, filtri facciali, video ASMR, selfie, AI e gaming diventano rappresentazioni del sé, come dice anche Valentina Tanni nella postfazione, sia quando l’online e l’offline coincidono, sia quando sono volutamente divergenti. Del resto quando «Aggiorniamo i nostri profili e account social – ribadisce Kamilia Kard – mettiamo like e reaction, carichiamo foto, tagghiamo, indichiamo la nostra posizione geografica (o lasciamo che sia il nostro dispositivo a farlo automaticamente per noi) condividiamo status, emozioni, pareri e sentimenti nella consapevolezza che tutto questo sarà registrato, archiviato e profilato, con una semplicità sconcertante da immaginare; ciò nonostante, non riusciamo a mettere in discussione o interrompere, neanche per un momento, la nostra esistenza online».
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