Che cosa si intende per percezione atmosferica? Il libro, scritto da Tonino Griffero, filosofo italiano e professore ordinario di Estetica presso l’Università di Roma Tor Vergata, indaga l’ampio campo filosofico dell’Atmosferologia, fornendo basi estetiche e fenomenologiche per lo sviluppo di un campo di indagine multidisciplinare tra vita quotidiana, filosofia, paesaggi naturali, spazi industriali e percezioni proprio-corporee.
Pubblicato da Mimesis Edizioni nel 2017, lo scritto si inserisce nella branca della filosofia che si occupa di studiare tutto ciò che rotea attorno al concetto di percezione e di conoscenza/coscienza sensibile, ponendo un particolare accento sulla prima impressione tra il proprio-corpo e il mondo esterno.
Ricorriamo al termine atmosferico per tentare di spiegare a parole delle sensazioni particolari scaturite da una varietà di elementi che, dialogando tra loro, creano luoghi; percepire un’atmosfera vuol dire dunque cogliere nello spazio una percezione sensoriale, causa scatenante di un sentimento. Si distingue l’atto di raccogliere i dati oggettivi dall’essere coinvolti da situazioni atmosferiche tramite i cinque sensi e in modo passivo: è proprio questo aspetto, quotidiano e involontario, che porta ad un vivere a pieno gli spazi. Con il termine percezione ordinaria, parliamo del fenomeno-spugna che permette di recepire in modo costante la realtà: il soggetto non crede di percepire ma semplicemente vive e agisce nel mondo. La percezione atmosferica, come si è anticipato, non riguarda avere il senso geometrico di oggetti solidi e materiali ma un percepire con il mezzo del corpo, vedendo e sentendo in modo non puramente fisiologico-meccanico. Non è raccogliere dati oggettivi, ma essere coinvolti da situazioni e atmosfere: la percezione è essere vivi nel mondo dal punto di vista emozionale. Tonino Griffero parla infatti di proprio – corpo riferendosi al rapporto tra l’Io e la realtà, dove ad esempio il buio e il silenzio non sono semplici stati della materia ma vere e proprie situazioni suggestive cariche di significato e simbologie. Si parla quindi di autocoscienza del corpo fisico e mentale, che non occupa solo uno spazio geometrico-spaziale, bensì un luogo “altro” caratterizzato da autocoscienza emotiva.
Tra le pagine del libro si parla di spazi vissuti o proiettati, ricordi, sensorialità, architetture ma soprattutto di consapevolezza di se stessi nello spazio; uno spazio silenzioso ma brulicante di vita, dove lo stesso atto di vivere porta con sé il significato stesso di carica atmosferica. Emerge la magia dell’abitare, transitorietà dell’atmosfera in una realtà contemporanea così difficile da afferrare proprio perché si è dentro.
“[…] un profumo fa tramontare anni interi nel profumo che ricorda” (W. Benjamin, Angelus Novus)
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